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LO STRABISMO DEI MANAGER. MARCHIONNE SI LAMENTA DELLO "SCONTONE" VWAGEN

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marchionne scaroniLa politica di sconti aggressivi "è un bagno di sangue sui prezzi e sui margini".

Chi l'ha detto? Un comunista bolscevico? Un sindacalista trinariciuto? Un antimercatista ultraortodosso? Un benzinaio senza self service?

Sbagliato. Lo ha appena dichiarato all'autorevolissimo International Herald Tribune, l'Amministratore Delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, riferendosi allo "scontone" -per rimanere ad una terminologia cara ad un altro "reuccio del mercato" nostrano- della Volkswagen.

ALESSE (COMM.SCIOPERO): CONVOCHEREMO I PETROLIERI

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roberto alesse 01Lo aveva già lasciato intendere in altre occasioni e, oggi, lo ha ribadito.

Il Presidente della Commissione di Garanzia per lo sciopero nei pubblici servizi, Roberto Alesse, vuole dare alla sua reggenza un "taglio" originale e più attivo rispetto al passato.

Una delle questioni sulla quale la sua Commissione intende lavorare più incisavamente è proprio la prerogativa di "raffreddamento delle vertenze" che finora si è limitata, di fatto, a prendere atto delle differenti posizioni degli attori dei contrasti sociali.

TAMOIL ABBANDONA LA SALERNO-REGGIO

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fugaIl 27 settembre prossimo Tamoil restituirà ad Anas le Aree di Servizio della Salerno-Reggio Calabria di cui attualmente possiede l’affidamento.

E’ quanto contenuto nelle comunicazioni che i Gestori delle AdS di marchio interessate stanno ricevendo in questi giorni dalla compagnia libica.

La decisione, già formalmente comunicata all’ente concessionario autostradale, è da mettere in relazione al contesto sempre più degradato della tratta e delle attività che in essa vengono svolte, anche a causa dell’ultra decennale regime di prorogatio nel quale gli affidamenti dei servizi continuano ad essere rinnovati da Anas di anno in anno.

QUOTIDIANO ENERGIA: LO SCIOPERO DEI GESTORI DIFENDE IL MERCATO

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achillesLineadiconfine. Uno sciopero per il mercato
A proposito di guerra dei prezzi carburanti nel week end

di Diego Gavagnin *

pubblicato su "Quotidiano Energia"

Con il passare degli anni, si sa, si diventa moderati, forse reazionari, ed anche a me, lo confesso, da un po' di tempo capita di giudicare "conservatori" molti scioperi, che mi sembrano a tutela di rendite, più che sane iniziative a difesa di legittimi diritti. Ma io penso ai diritti sostanziali, non quelli finti creati da 50 anni di concertazioni e collusioni tra governi, imprese e sindacati alle spalle di chi non ha rappresentanza o delle future generazioni.

Ebbene, rilancio e mi schiero per lo sciopero delle stazioni di servizio carburanti, annunciato per i primi giorni di agosto. Per la verità questa dell'annuncio dello sciopero dei gestori alla vigilia delle vacanze o delle festività sembra quasi ormai uno stanco e ripetitivo rito, e il vero obiettivo solo un po' di visibilità sui giornali e l'inevitabile convocazione al Ministero.

Spero che questa volta sia diverso e lo sciopero si faccia per davvero. Lo dico e lo sostengo da consumatore che certamente avrà un disagio, ma anche da tifoso di mercati veramente liberi e concorrenziali. Questa guerra dei prezzi che sta sconquassando il settore della vendita dei carburanti è tutt'altro che mercato, sembra il Texas.

Il mercato che piace a me ha regole certe, come il divieto di vendite sottocosto, e trasparenza, come la conoscenza dei prezzi lungo tutta la filiera produttiva. Soprattutto leale concorrenza, tra soggetti simili per dimensioni e struttura industriale, o anche più piccoli ma più efficienti.

Per capire cosa sta accadendo e perchè giudico lo sciopero pro-mercato e non il contrario, bisogna ricordare come era la situazione solo pochissimi anni fa, quando le compagnie ogni sera "consigliavano" ai gestori un unico prezzo per tutto il territorio nazionale. Compagnie che lavoravano tutte sugli stessi dati di domanda e di costo all'ingrosso, come purtroppo è ancora oggi.

Questa situazione di concorrenza limitata ha generato potenti rendite e alti margini e quando gli indipendenti piccoli e svegli se ne sono accorti ci si sono buttati, costruendo nuovi impianti, comprando direttamente all'ingrosso con le proprie autobotti e rivendendo al dettaglio a prezzi decisi in totale autonomia. Il fenomeno è stato visto e appoggiato dall'Autorità Antitrust (QE gli ha dedicato la rubrica Rete & Extrarete) e in un clima di fiducia le pompe "no logo" sono rapidamente cresciute fino ad avvicinarsi al 10% del mercato, nonostante il crollo dei consumi dovuto alla crisi economica.

Le compagnie hanno iniziato a perdere quote di vendita nelle zone dove più si sono sviluppate le pompe "no logo" e sono state costrette ad inseguire modificando i prezzi zona per zona: i prezzi consigliati ogni sera sono adesso quasi 40, inseguendo il locale più basso! Conseguenza: crollo dei margini delle compagnie, passività crescenti nelle attività di vendita al dettaglio, urgenza di correre ai ripari. Anche a costo di perdere altri soldi, siano anche 180 milioni di euro in tre mesi, è necessario contrastare le pompe indipendenti, vendendo al dettaglio a prezzi più bassi di quanto loro possano comprare all'ingrosso (e chi non mi crede legga Minciaroni e Degl'Innocenti qui su QE).

Ecco la verità sulla guerra dei prezzi del week end, mentre i listini spinti anche dalle quotazioni internazionali salgono in tutti gli altri giorni della settimana.

Alla fine sopravvivranno solo i soliti tre-quattro, quelli in grado di fare nel week end prezzi uguali o ancora più bassi del market leader. Big ansiosi di tornare a prezzi consigliati nazionali uguali per tutti.

L'attacco è alle pompe indipendenti ma le prime vittime sono i lavoratori delle stazioni di servizio, quelli che stanno per esser spazzati via per permettere alle compagnie i risparmi necessari per tornare a fare utili dopo aver eliminato gli indipendenti. E' come se tutti i ristoranti e i bar eliminassero barman e camerieri e ci dovessimo fare da soli il caffè nell'apposita macchinetta self service (ma allo stesso prezzo).

Insomma, finchè ci sarà qualcuno disposto a farlo preferisco che a mettere la benzina nella mia auto sia un addetto esperto e, udite, udite, voglio anche poter scegliere la pompa con il prezzo più efficiente. Statale o no (ma è meglio che no).

Questo sciopero è in difesa del mercato e del lavoro, anche se non sono sicuro che chi lo ha indetto lo sappia.

* Direttore Editoriale

STAFFETTA QUOTIDIANA: SPIETATO ATTO D'ACCUSA AL "TICKET" ENI/GOVERNO

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tandemSconti Eni, una riforma dirigista

di Gabriele Masini

pubblicato su "Staffetta Quotidiana"

È passato un mese dall'avvio della campagna “Riparti con Eni”. I prezzi nel fine settimana si sono abbassati e negli altri giorni hanno seguito sostanzialmente l'andamento delle quotazioni internazionali, senza fenomeni di “compensazione”. Già oggi molti punti vendita e molte gestioni sono in crisi nera e probabilmente a settembre molti saranno costretti a chiudere per il crollo verticale dei volumi o per le perdite imposte dalle vendite sottocosto. Calo dei prezzi, razionalizzazione della rete: i due obiettivi che, da almeno vent'anni a questa parte, tutte le iniziative di riforma del settore dichiaravano di perseguire. Tutto bene dunque? Non esattamente. La via che si percorre per arrivare a un risultato non è indifferente. Anzi, i mezzi utilizzati possono inficiare la bontà stessa dei fini perseguiti.

A gennaio il governo ha varato il decreto sulle liberalizzazioni che all'articolo 17 definiva una riforma del sistema di distribuzione dei carburanti. Lo scopo, appunto, era razionalizzare la rete facendo così scendere i prezzi.

Pochi mesi dopo, con la riforma ancora da attuare, il governo ha deciso di prendere le vie brevi, “consigliando” a Eni, magari con qualche contropartita, di far scendere i prezzi usando il suo “braccio secolare” e rafforzandone la posizione. Un po' come nel gas la razionalizzazione della distribuzione e lo sviluppo del mercato stanno passando attraverso il potenziamento di operatori pubblici.

Certo, quanto ai carburanti, nel breve Eni sta accumulando perdite ma nel medio i risultati appaiono positivi, per la compagnia e per lo Stato: addomesticamento della concorrenza delle pompe bianche, con espulsione dal mercato degli operatori più piccoli; “pulizia” della stessa rete Eni con la chiusura dei punti vendita esclusi dagli sconti; selezione dei gestori con la scelta tra ridurre i propri margini partecipando all'iniziativa o restare fuori mercato non aderendo; “punizione” delle società delle autostrade per la questione delle royalty, visto che i punti vendita autostradali sono esclusi dall'iniziativa e vengono di fatto marginalizzati.

E tuttavia il risultato per il sistema, e forse per la stessa Eni, non sarà poi così roseo. Nessuno parla più delle liberalizzazioni, superate a destra e di fatto bruciate. Chi parla più della strozzatura della logistica, che è il vero nodo che impedisce lo sviluppo di un sistema concorrenziale su tutto il territorio? Lo scossone dato da Eni ha deteriorato i già malconci rapporti tra i soggetti della filiera e all'interno della stessa UP. Lo dimostrano, tra l'altro, le difficoltà della trattativa sui contratti. E inoltre, se già oggi gestori e retisti faticano a comprare carichi per via del calo delle vendite e del conseguente prosciugarsi della liquidità, chi mai si avvarrà della possibilità data dal dl liberalizzazioni di comprare il 50% delle forniture fuori dall'esclusiva?

Quanto a Eni (e allo Stato), oltre che con i 150-200 milioni di perdite dovute alle vendite sottocosto, probabilmente dovrà fare i conti anche con i costi dei gestori e dei retisti espulsi con tale violenza dal sistema.

Infine, quale rete avremo a settembre? Sarà un sistema più razionale, che forse consentirà un calo dei prezzi, ma sarà anche un sistema in cui a sopravvivere saranno stati quelli con le spalle più larghe, ancora più oligopolistico e, soprattutto, pieno di rancori e regole non condivise. Uno scenario desolante e pieno di macerie. È questa la concorrenza che voleva l'Antitrust? Forse, quando a settembre usciranno i risultati dell'indagine sulle pompe bianche, la fotografia sarà già ingiallita e il panorama reale sarà molto diverso – e non certo migliore.

Per completezza c'è da dire che la responsabilità non è da addebitare esclusivamente al “ticket” Governo-Eni, e che questo è anche il risultato dell'incapacità del settore di autoriformarsi. Ma è certo che un sistema di questo tipo non premia chi opera secondo regole di sana gestione: un vero imprenditore non vende mai sottocosto, perché verrebbe meno alla sua stessa ragione d'essere.


 

LA CAMPAGNA "RIPARTI CON ENI" E' AMORALE

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movimento consumatori logoIl Movimento Consumatori, l'associazione del Presidente Lorenzo Miozzi aderente alla Federazione ARCI, prende posizione sull'iniziativa dello "scontone" attraverso un comunicato stampa diffuso nella giornata di oggi, di cui di seguito pubblichiamo il testo integrale.


CARBURANTI. MOVIMENTO CONSUMATORI: LA CAMPAGNA ‘RIPARTI CON ENI’ E’ AMORALE

L’associazione ritiene che la campagna pubblicitaria sia amorale, non di per sé, visto che gli “sconti” fanno piacere a tutti, ma per ciò che sottende.

ESSO SELFPIU'. GESTORI ESPOSTI CON LE BANCHE. COMINCIANO A FIOCCARE LE DISDETTE

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affogareNell'ansia di rincorrere giù per il precipizio il pifferaio magico, anche chi, fino ad oggi, aveva mantenuto linee di comportamento con i propri gestori discutibili, ma per certi versi apprezzabili, decide di mollare i freni e travolgere quel che rimane di conti economici gestionali già largamente provati.

Così, non solo la Esso inverte completamente la rotta che l'aveva contrassegnata nel non far gravare sui gestori le proprie iniziative di prezzo o di sconto, pretendendo un cospicuo taglio del margine a quanti volessero aderire all'iniziativa "Selfpiù", ma inserisce nei modelli che sottopone alla firma condizioni paracontrattuali che spingono l'esposizione debitoria degli stessi gestori oltre ogni livello di tollerabilità.

I PETROLIERI CALANO LA MASCHERA: SUI CONTRATTI NESSUNA TRATTATIVA

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maschera teschioLe compagnie petrolifere che operano in Italia si dividono su tutto.

Finiscono persino per armare una guerra di "sconti" senza precedenti, neanche in altri settori, utilizzando denaro che, senza pudore, fino a poche ore prima assicuravano di non avere, mostrando desolanti bilanci in perdita.

Su una sola cosa ritrovano d'incanto la loro unità d'intenti: schiacciare il gestore.

LA RABBIA DEI “RETISTI”: ENI INCENERISCE IL MERCATO, DOBBIAMO AFFRANCARCI DAI PETROLIERI

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rabbiaI cosiddetti retisti indipendenti “vuotano il sacco”.

Lo fanno attaccando tutto e tutti: dal Governo all’Eni, dal platts al sistema della logistica, dallo “scontone” all’extrarete.

Lo fanno attraverso la voce accorata del Presidente Franco Ferrari Aggradi che, in alcuni passaggi, appare persino rotta dall’emozione, a testimonianza di un profondo malessere evidentemente palpabile che si avverte in Assopetroli, riunita lo scorso 11 luglio nel consueto appuntamento annuale.

50 euro

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Li dai al benzinaio. Ma a chi gonfiano le tasche?

Platts

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Cosa si nasconde dietro la quotazione internazionale

Mercato

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Tante liberalizzazioni nessuna liberalizzazione

Selfizzazione

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Mettono il self service e lo chiamano progresso

Pompe bianche

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Il segreto? Comprano in extrarete e senza esclusiva