I "casi" Ilva, Finmeccanica, Eni-Saipem, MPS e via dicendo non fanno altro che confermare quanto sia guasto e compromesso da metastasi il cosiddetto "sistema Italia".
Sarebbe perciò più corretto cominciare a parlare di "caso Italia", anche per evitare che l'arresto di questo, la rimozione di quello o le dimissioni dell'altro finiscano per produrre quella "buona coscienza a buon mercato" che mette tutti tranquilli fino al prossimo riprovevole accadimento, invece che costringerci a guardare, oggi, profondamente in noi stessi avvertendo l'insopprimibile urgenza di una riforma vera e condivisa.
Che esista una "questione legalità" -abnorme discendente della "questione morale" evocata già alla fine degli anni settanta- é ridicolo anche solo pensare di negarlo.











Si é aperto, il 20 febbraio scorso, il procedimento intentato dal Codacons e dal suo Presidente, Carlo Rienzi (in foto), a Faib e Fegica da una parte e all'Antitrust dall'altra.
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Un settore, quello della distribuzione carburanti e più in generale del petrolio, lasciato da anni, dalla distrazione colpevole della politica, in balia di se stesso oltreché di qualche stregone a cui é stato consentito di farne il proprio privato bivacco.
Dopo quello di "prestatore d'opera" redatto da Eni, le Organizzazioni di categoria dei gestori hanno recapitato al sottosegretario De Vincenti anche i contratti di "appalto di servizi" introdotti da
Secondo i canoni lungo i quali si muove generalmente il meccanismo dell'informazione non sarebbe propriamente una "notizia": é una vicenda che, ormai, si ripete tutti i giorni, in tutto il Paese.
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Le organizzazioni di categoria dei gestori indirizzano una nuova 







