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IL GIUDICE E’ TERZO?

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RIFLESSIONI SULLE ESTERNAZIONI DEL DOTTOR NOCE (AGCM)

pubblicato su

CD FLASH n.2012-08 del 11.6.12

di Roberto Di Vincenzo

Appare un po’ strano che quando il settore comincia a “parlarsi” ed a trovare, da solo, la strada per immaginare “nuovi equilibri”, si trovi sempre di fronte a degli “alto lá!”.

C’é modo e modo per porre le questioni: uno piú immediato, che lascia poco spazio ai bizantinismi lessicali, ed un altro che utilizza le giravolte come fosse l’aria di un minuetto di Boccherini.

Per questo abbiamo letto, con vivo stupore, l’intervista del Direttore Energia dell’Antitrust, dottor Noce, pubblicata da “Staffetta Quotidiana” in data 10 maggio 2012, sulla distribuzione carburanti ed essenzialmente alle tematiche emergenti dall’applicazione delle norme contenute nell’art. 17 della L. 27/12.

Intervista che é stata rilasciata dopo appena una settimana dall’incontro che il Presidente Pitruzzella aveva voluto accordare ai presidenti di Faib e Fegica.

In quella occasione, tra l’altro, il Presidente ha ribadito che la naturale terzietá e i compiti istituzionali dell’Authority la obbligano ad esprimersi nei modi e con gli strumenti previsti dalla Legge e comunque mai attraverso valutazioni preventive di compatibilitá.

Ecco perché alcune considerazioni di merito prima ancora che di metodo, non proprio espresse in punto di diritto, contenute nell’intervista richiamata, lasciano almeno perplessi.

Certe affermazioni, in particolare, sembrano bene attagliarsi alla “ultra petita partium”

Vale, per esempio, quando si pretende di entrare direttamente nel “corpore vili” della dinamica dei rapporti contrattali fra Gestori e titolari di impianti, solo per sostenere la complessa problematicitá di una norma sulla quale l’AGCM manterrebbe una riserva, quasi a voler disincentivare le intese.

Disincentivo sostenuto da una doppia penalizzazione: la prima legale, “ricordando” i rischi Antitrust e “minacciando” futuri interventi sulla base del semplice sospetto di comportamenti in violazione della norma; la seconda persino commerciale, spingendosi a dire che gli accordi sindacali sono “inefficienti anche in un’ottica puramente aziendale”.

Da questo punto di vista la sottolineatura sulla negoziazione in corso sui contratti tra organizzazioni di categoria, UP e retisti -pretesa dalla legge- secondo cui la negoziazione interprofessionale deve lasciare a quella aziendale “il maggior numero di elementi economici dei contratti”, sembra francamente la meno invadente.

In altre parole, la scelta dello strumento oltreché dei temi svolti nell’intervista mette seriamente in crisi il ruolo terzo e super partes dell’Autoritá, riducendolo a quello di soggetto implicato direttamente nelle dinamiche societarie e nelle relazioni industriali.

Anche perché di tali “valutazioni preventive” hanno l’abitudine di giovarsi molti soggetti a cui va stretto il rispetto delle regole e delle leggi e sono sempre alla ricerca di alibi e sotterfugi ai quali ricorrere per aggirare quel minimo di sistema di tutela dei soggetti piú deboli che il legislatore prevede, nell’ambito delle sue prerogative costituzionali e a ragion veduta.

D’altra parte, quale ragionevole giustificazione puó avere mettere nello stesso discorso giudizi di valore sulle scelte commerciali di questa (eni) o quell’altra (esso) azienda, certificare che non esiste una “doppia velocitá” di adeguamento dei prezzi e consacrare -in aperta contraddizione con gli orientamenti assunti in sede europea da autoritá omologhe- che non si puó parlare di posizione dominante quando un operatore controlla direttamente una quota di mercato superiore al 30%?

Cosí come assumere posizioni “ideologiche” su quale sia, unico e indiscusso, il modello di organizzazione distributiva (quello centrato su GdO e no-logo) in grado di garantire un adeguato livello di concorrenza appare sostanzialmente in contrasto con i compiti istituzionali riservati all’AGCM.

Tanto piú che, nello stesso tempo, si tace volutamente il fatto che le differenze di prezzo al pubblico esistenti sono determinate dalle compagnie petrolifere che scelgono di tenere alto il prezzo sulla rete colorata, mentre vendono al platts in extrarete.

Infine il giudizio tranciante secondo cui i Gestori non potrebbero approvvigionarsi sul libero mercato ove non proprietari degli impianti e permanendo il contratto di affidamento in uso gratuito é l’elemento che proietta definitivamente sull’Antitrust una luce del tutto diversa da quella “istituzionale”.

Tutte posizioni espresse “in libertá” che peró orientano quel mercato sul quale invece si dovrebbe vigilare.

In questo senso non appare per nulla estremo affermare che queste “esternazioni” rischiano addirittura di ostacolare il libero e positivo dispiegarsi della concorrenza, arrecando potenzialmente un danno notevole a consumatori e operatori, Gestori compresi.

Il fatto di non essere ancora riusciti a trovare la “prova regina” di comportamenti illegittimi in questo settore, malgrado oltre 15 anni di indagini, non puó autorizzare l’accanimento soprattutto contro la nostra categoria.

Che lo si voglia o meno, l’effetto dell’intervista é stato quello di aver instaurato un clima tale da incoraggiare comportamenti che colpiscono gli oltre 100.000 lavoratori che tra gestori e addetti traggono il loro sostentamento e quello delle loro famiglie da questo settore.

E’ profondamente sbagliato e ingiusto lasciare scientemente che aleggino vaghi interventi sanzionatori sui livelli di contrattazione, offrendo con ció alibi a chi intende indebitamente avvantaggiarsi proprio dal negare quei livelli di negoziazione previsti dall’impianto normativo vigente.

L’AGCM non puó e non deve esprimersi -oltretutto in modo informale- piegando la ratio generale alla sua “visione del mondo” di breve periodo.

Anche perché, come dimostra la vicenda sulla “pubblicitá ingannevole”, non é inusuale che gli orientamenti subiscano decise sterzate nel corso degli anni.

Nella situazione data, pur cosci dei rischi che tale richiesta puó determinare sarebbe il caso che l’AGCM -cioé l’Autoritá- si esprimesse in maniera formale (autotrasporto docet).

Anche per evitare che la “trattativa in corso” con le rappresentanze di compagnie petrolifere e retisti privati continui ad essere viziata dalla presenza di quello che, troppo spesso, viene definito il “convitato di pietra”.

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