Sab16052026

Font Size

Screen

Profile

Layout

Direction

Cpanel
Back Editoriali SU H24 RIMANE IL NO!

SU H24 RIMANE IL NO!

  • PDF
cd flash330 228

TIMIDE APERTURE DI ENI MA SERVONO CAMBIAMENTI SOSTANZIALI

pubblicato su

CD FLASH n.2012-07 del 4.6.12

di Roberto Di Vincenzo

Non era certo fra il novero delle posizioni possibile che Eni avviasse la riunione aprendo alla possibilitá di riconsiderare la sua politica commerciale su Iperself h24.

Com’era facile prevedere l’Azienda ha riconfermato la sua posizione, lasciando solo qualche spiraglio ad un’azione di “manutenzione” all’accordo sottoscritto dalla sola Figisc che ha tenuto a rivendicarne piena e unica paternitá.

Aggiustamenti, quindi, magari per definire le “fasce orarie”, gli oneri delle transazioni con carte aziendali in “h24” o i problemi degli impianti dove non é possibile realizzare Iperself h24 per motivi tecnici.

Una “manutenzione” da effettuarsi solo dopo (e in cambio) avere “sistemato” altre questioni che stanno a cuore all’Azienda: nuova campagna you&eni in testa.

Di fronte a ció, tralasciando i contenuti della discussione, la Fegica non poteva che riconfermare la netta e totale contrarietá ad Iperself h24.

Modalitá che, a nostro avviso, rappresenta un arretramento complessivo sul piano dei diritti non negoziabili della Categoria e la negazione di ogni opportunitá per i Gestori, condannati ad un futuro da guardiano dell’impianto e ad osservare la migrazione di “litri” che si spostano sempre piú verso la parte “senza Gestore”.

D’altra parte i risultati che Eni sta conseguendo (ed anche il livello di adesione) non sono proprio quelli attesi e giá si parla di altri “sconti” (ufficialmente negati) dai quali sarebbero esclusi i Gestori che non hanno aderito ad Iperself h24.

Un vortice rovinoso visto che altre Aziende non rimarranno certo a guardare con l’unico risultato di continuare a erodere la marginalitá dell’intero settore.

In piú, se Iperself h24 fosse fatto davvero senza assistenza (e non con l’aiutino colpevole dei Gestori) i risultati sarebbe ancora peggiori: con il self service una vettura impiega, mediamente, 6 minuti per fare rifornimento.

Dieci rifornimenti all’ora! E sempreché tutto fili liscio.

C’é, inoltre, l’aggravante della sovrapposizione delle politiche commerciali: vale a dire Iperself h24 che si somma alle discriminazione del prezzo “personalizzato” e al meccanismo “isocosto” introdotto dall’Eni per mantenere in equilibrio i suoi conti.

Eppure la Fegica aveva provato a rilanciare un terreno di dialogo comune, sostenendo che la necessitá di ripartire dall’accordo del 25/11/2010 che, ancorché applicato unilateralmente dall’Azienda solo per le parti a suo vantaggio, contiene criteri importanti dai quali sarebbe possibile azzerare le forzature successive.

Ció significherebbe tenere in vita l’Iperself “classico” a -5 (non l’h24) senza partecipazione economica ulteriore del Gestore; valutazione congiunta di eventuali situazioni di “criticitá” derivanti da condizioni di mercato caratterizzate da presenza di operatori particolarmente aggressivi; riconsiderazione del “prezzo personalizzato” per evitare che, nello stesso bacino di utenza, si creino condizioni di concorrenza “impropria” e venga meno quel principio -introdotto dalla Legge 27/2012- che obbliga il fornitore a praticate condizioni “eque e non discriminatorie” che integrerebbero la fattispecie -sempre secondo la Legge- di “abuso di dipendenza economica”.

Il perché non ha bisogno di spiegazioni, in quanto ciascuno é nelle condizioni di valutarlo.

Infine i famosi (o famigerati) “competitor”.

L’Eni controlla piú del 30% di quota di mercato, ha la titolaritá di oltre il 60% del sistema di raffinazione e controlla oltre il 70% dell’apparato logistico (questo  uno dei motivi che motivano il sostanziale disimpegno delle altre compagnie su questi temi).

In questo contesto inventarsi il competitor e parlare di un mercato “globalizzato” che rifornisce i cosiddetti “no-logo” appare almeno fantasioso.

Nessun operatore (se non per volumi marginali) si approvvigiona sul mercato estero stoccando presso un proprio deposito: oltre il 96% del prodotto esitato in Italia é di provenienza dei “raffinatori”, cioé delle stesse compagnie petrolifere e di due soggetti di fatto non integrati con la rete.

Di quale globalizzazione e di quali competitor si parla?

Come é facilmente desumibile, la posizione della Fegica é chiara e lineare: il Gestore -al di lá di tutte le affermazioni che continuano a dipingerlo come il centro-motore (in senso aristotelico) dell’universo della distribuzione- deve essere messo nella condizione di lavorare. E lavorare serenamente.

Il resto sono “belle parole” e nobili affermazioni di principio, ma non mutano la situazione di grave difficoltá economica nella quale i Gestori si dibattono. Difficoltá moltiplicata dall’ormai prossimo versamento della prima rata Irpef, sulla quale non potrá essere -per scempiaggine di chi lo ha voluto e scritto in questo modo punitivo per la Categoria- scontato quel “bonus fiscale” per il quale lo Stato, giá da gennaio, incassa un’accisa di due millesimi litro.

Forse sarebbe responsabilitá di tutti interrogarsi su quale sará la reazione di una Categoria che, stretta nella morsa delle difficoltá economiche, per seguire una politica commerciale che la confina verso un margine di 1,5 €/cent per litro, vedrá arrivare i nodi al pettine: l’Azienda (prima o poi) escuterá le fidejussioni anche per fare fronte al pesante “scaduto” esistente;  la  banca  provvederá a rivalersi -magari sulla casa- e il Gestore, senza piú disponibilitá economica sará costretto a lasciare l’impianto.

Dietro ogni politica commerciale, c’é un uomo e la sua famiglia: creare le precondizioni che portano all’espulsione dei Gestori che si vedranno sottrarre quanto faticosamente creato, é un’azione irresponsabile. Anche perché -Dio non voglia- si potrebbero determinare, a valle, rapporti familiari almeno “problematici”.

Ed allora cosa accadrebbe? Nessuno oggi é nelle condizioni di saperlo anche se sarebbe utile cominciare a prefigurare scenari di questo tipo: magari predisponendo, per tempo, una  convincente “exit strategy”.

Queste sono le riflessioni che la delegazione FEGICA alla riunione ha rappresentato all’Azienda dalla quale, peró, non sono giunte risposte convincenti.

A noi spetta il compito di insistere perché, per noi, il Gestore viene prima di qualsiasi altro soggetto.

Poi, si possono trovare, come é sempre avvenuto in passato, intese e condivisioni che, peró, non passano dalla acritica accettazione delle politiche messe a punto, in completa solitudine, dall’Azienda.

Su altri tavoli, invece, qualche spiraglio si intravede.

La questione dei contratti -a livello Unione Petrolifera, Assopetroli e Consorzio Grandi Reti- é aperta e c’é da affrontare il nodo degli accordi aziendali scaduti sia in autostrada che in rete ordinaria.

Sul tema dei contratti é difficile trovare una sintesi tra chi vorrebbe lasciare tutto indefinito (aziende petrolifere) e chi, come noi, vorrebbe fissare regole di base comuni per impedire sistematiche violazioni di singoli operatori. In questo senso, va detto che Assopetroli e Consorzio Grandi Reti hanno fatto una apprezzabile apertura al confronto.

Su questi punti la FEGICA ha messo a punto una sua posizione originale che verrá sottoposta al vaglio ed alla discussione dei propri organi -il 13 giugno alla Segreteria Nazionale ed il 14 al Consiglio Generale- prima di essere portata all’attenzione del Coordinamento Unitario.

A proposito di tematiche autostradali, infine, c’é da osservare che grazie alla paziente e sapiente mediazione del Sottosegretario De Vincenti é stato fatto un notevole passo in avanti con i rappresentanti delle societá concessionarie.

Alcune soluzioni ai drammatici problemi contingenti e conseguenti alle convenzioni esistenti e l’apertura ad avviare un confronto per riformare i criteri di assegnazione delle nuove gare sono giá risultati notevoli.

Ovviamente alle disponibilitá (ed alla pre-intesa raggiunta fra le tre organizzazioni dei Gestori e le concessionarie) ha fatto riscontro -manco a dirlo- una chiusura delle compagnie che vorrebbero ripianare le perdite di volumi riscontrate a spese dei concessionari; come se fosse responsabilitá di altri offrire un livello di royalty folli (e dire che la rappresentanza dei Gestori l’aveva detto in epoca non sospetta) per ottenere l’affidamento delle aree.

Nonostante le disponibilitá non banali dei concessionari ottenute -sia chiaro- dalla vertenza avviata dal Sindacato, le compagnie continuano solo a lamentarsi.

Quando c’é da prendere l’iniziativa o fare proposte per il futuro si perdono nella latitanza piú assoluta.  

La FEGICA continua a fare “il suo mestiere” che é quello di esercitare la rappresentanza conferita dai Gestori al suo gruppo dirigente.

Le posizioni che il Sindacato assume, possono piacere o non piacere, cosí come possono essere riviste e modificate sulla base di nuovi elementi di giudizio.

Ció non vuol dire che la FEGICA immagini di modificare la sua analisi solo per renderla “adeguata” o  compatibile con il “sentire” della controparte.

Nessun soggetto -a cominciare dalla FEGICA- puó immaginare di essere autosufficiente e risolvere da solo i problemi complessi che si parano davanti al settore.

Servono una grande consapevolezza, una buona dose tolleranza e un severo rispetto verso le posizioni altrui se si vuole raggiungere una sintesi che non penalizzi solo un segmento (dal nostro punto di vista, quello dei Gestori).

Ripartire da questo sarebbe una grande prova di intelligenza. Di intelligenza e di semplicitá.

Sapendo fin da ora che, spesso, la semplicitá é “difficile a farsi”.

50 euro

50 europistola 153x145
Li dai al benzinaio. Ma a chi gonfiano le tasche?

Platts

plattssp 153x145
Cosa si nasconde dietro la quotazione internazionale

Mercato

catenefarfalla 153x145
Tante liberalizzazioni nessuna liberalizzazione

Selfizzazione

self1
Mettono il self service e lo chiamano progresso

Pompe bianche

pompa bianca 153x145
Il segreto? Comprano in extrarete e senza esclusiva