Nell'ansia di rincorrere giù per il precipizio il pifferaio magico, anche chi, fino ad oggi, aveva mantenuto linee di comportamento con i propri gestori discutibili, ma per certi versi apprezzabili, decide di mollare i freni e travolgere quel che rimane di conti economici gestionali già largamente provati.
Così, non solo la Esso inverte completamente la rotta che l'aveva contrassegnata nel non far gravare sui gestori le proprie iniziative di prezzo o di sconto, pretendendo un cospicuo taglio del margine a quanti volessero aderire all'iniziativa "Selfpiù", ma inserisce nei modelli che sottopone alla firma condizioni paracontrattuali che spingono l'esposizione debitoria degli stessi gestori oltre ogni livello di tollerabilità.
Se, infatti, l'inflessibile durezza -degna di miglior causa- con la quale si minaccia il gestore di addebitare l'intreo costo dello sconto, nel caso in cui il gestori non rispetti anche di un millesimo l'imposizione del prezzo determinato dalla Esso, appare dettata dalla moda del momento improntata a picchiare più duro possibile sui gestori, i tempi con i quali la multinazionale americana si riserva di rimborsare i costi degli sconti praticati nei fine settimana "lunghi" -quattro settimane, nella migliore delle ipotesi- sono letteralmente insopportabili.
Si tratta dell'ennesimo indice di una follia collettiva che investe il settore, della perdita del senso della realtà e dell'imbarbarimento che segna, in generale, quel rapporto tra ciascun gestore e ciascuna azienda petrolifera che una volta veniva definito di partnership e che oggi presenta tali e tante elementi di iniquità da sembrare destinato fatalmente a poter essere risolto solo dall'autorevolezza di un giudizio terzo.
Intanto, però, proprio queste condizioni insopportabili, indipendentemente e al di la' di qualsiasi altra valutazione, ideologica o meno, si moltiplicano sul territorio i segnali di disdetta provenienti da gestori Esso, impossibilitati a fare fronte all'esposizione finanziaria cui vengono costretti.
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