Il Consiglio Comunale di San Benedetto del Tronto ha "deliberato di individuare, in un’ottica di mercato aperto e concorrenziale, un’area di proprietà comunale con espresso riferimento al settore della distribuzione di carburanti “no logo” per fare rifornimento di carburante low cost, settore in cui l’attuale assetto normativo permette di incrementare la concorrenzialità, l’efficienza del mercato e la qualità dei servizi".
E' quanto contiene la Deliberazione n.87 del 26.11.2012, votata a maggioranza, al termine di un dibattito che pubblichiamo per dar modo ai cultori della materia di rintracciare le "ragioni profonde" che hanno spinto i Consiglieri ha decidersi in tal senso.
Si tratta del primo esempio del completo rovesciamento di quella "asimmetria legislativa" denunciata ripetutamente in questi anni e che sfavorirebbe l'insediamento di impianti di nuovi operatori.
In altre parole, in questo caso, le compagnie petrolifere vengono escluse a priori dal poter partecipare all'aggiudicazione di una gara ad evidenza pubblica con la quale l'Amministrazione comunale si accinge ad assegnare la concessione di un'area pubblica destinata all'istallazione di un impianto di rifornimento carburanti "low cost".
E ciò perché é stato "preso atto -si legge nell'atto di deliberazione- che la scelta di destinare uno spazio comunale ad un distributore no-logo, gestito in autonomia da operatori indipendenti, di cui attualmente il territorio comunale è sprovvisto, in un momento in cui il prezzo del carburante ha raggiunto i 2 euro al litro, rappresenta una concreta e valida possibilità di risparmio per l’intera collettività (con le pompe bianche si risparmiano dai 5 ai 10 centesimi litro sulla benzina)."
Si può fare?
E' lecito, cioé, escludere da una gara ad evidenza pubblica, soprattutto in tema di concessioni, un operatore determinato, chiunque esso sia?
Inoltre, quale definizione di impianto "no logo" e, a maggior ragione, di impianto "low cost" potrà mai essere codificata nel bando?
E chi o cosa garantirà che chiunque si aggiudichi la concessione, poi decida di (o potrà) mantenere prezzi realmente bassi? E rispetto a quale misura di paragone?
Tutte (e molte altre se ne potrebbero formulare) domande legittime che "vergini sorprese nel tempio" e vecchi frequentatori del marciapiede come noi non mancheranno certamente di proporre. Persino con qualche moto di indignazione.
Anche perché, con l'aria che tira, c'è da credere che lo spirito di emulazione non tarderà a fare sentire i suoi effetti anche altrove.
Eppure, a ben guardare, il settore avrebbe il dovere di porsi altri interrogativi.
Chi ha innescato e lasciato colpevolmente che dispiegasse tutti i suoi effetti perversi -anche in termini di concorrenza e libero mercato- il cosiddetto canale "extrarete"?
Chi ha consentito il realizzarsi di una situazione di fatto nella quale, contro ogni logica, i produttori/proprietari degli impianti/fornitori in esclusiva vendono sulla rete di marchio a prezzi sensibilmente più alti degli impianti "indipendenti" che pure ugualmente riforniscono?
E come è possibile che, in tutto questo, gli stessi produttori/proprietari degli impianti/fornitori in esclusiva finiscono per chiudere i bilanci in perdita (di "divisione", non certo di "corporate") pur razziando i margini dei gestori e mettendo i mobilità i propri lavoratori, mentre pompe bianche e grande distribuzione, malgrado i "prezzi scontati", alzano margini unitari spaventosi.
Chi é responsabile, quindi, del fatto che nella vulgata e nell'immaginario collettivo l'impianto "no logo" sia diventato sinonimo di impianto "low cost?
E, si badi bene, non perché regole illiberali e anticoncorrenziali consentono solo a loro di rifornirsi a prezzi di acquisto 5 volte più favorevoli di un normale gestore.
Ma perché -come, con incrollabile certezza, afferma un Consigliere comunale nel corso del dibattito- "un distributore di carburante di no logo, come tutti sapete e tutti sappiamo, sono quei piccoli imprenditori che non avendo costi di marketing e costi di pubblicità possono spuntare prezzi più bassi rispetto alla concorrenza."
Interrogativi a cui vecchi tromboni e nuovi stregoni continuano immancabilmente a fare spallucce per evitare di rispondere alle loro pesanti responsabilità, tutti presi a mettere macchinette self e ad alimentare dibattiti solo strumentali che ricadono su tutti.
San Benedetto del Tronto - Atto di deliberazione del Consiglio Comunale n.87 del 26.11.2012.pdf
San Benedetto del Tronto - Dibattito al Consiglio Comunale su Deliberazione n.87 del 26.11.2012.pdf
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