I PETROLIERI CALANO LA MASCHERA: SUI CONTRATTI NESSUNA TRATTATIVA

maschera teschio

Le compagnie petrolifere che operano in Italia si dividono su tutto.

Finiscono persino per armare una guerra di "sconti" senza precedenti, neanche in altri settori, utilizzando denaro che, senza pudore, fino a poche ore prima assicuravano di non avere, mostrando desolanti bilanci in perdita.

Su una sola cosa ritrovano d'incanto la loro unità d'intenti: schiacciare il gestore.

Senza alcuna remora per il destino dei lavoratori, delle loro imprese e delle loro famiglie, sfidando il ridicolo di cui si coprono nello scaricare su persone ridotte allo stremo i risultati catastrofici di un intero settore condotto al disastro dalla peggiore classe dirigente industriale di cui si abbia memoria, ogni occasione è buona per infierire, tutti uniti, sui gestori.

Ecco, allora, che sulla cosiddetta tipizzazione dei contratti, per la cui negoziazione a livello associativo -cioé tra Unione Petrolifera, Assopetroli, Consorzio Grandi Reti, sindacati dei gestori- la recente legge n.27/2012 prescrive un tempo massimo fino al 31 agosto prossimo, le compagnie petrolifere si avventurano fuori dalla gonne dell'Antitrust e formalizzano il loro diktat con una comunicazione di UP, qui allegata, destinata al Sottosegretario De Vincenti che, in sintesi, proclama: sui contratti nessuna negoziazione collettiva, le clausole -compresa durata, recesso e motivi di risoluzione- le imponiamo gestore per gestore.

Il motivo é presto detto: a parte qualche "sognatore", pochi pensano seriamente che si possa mandare avanti tutti gli impianti solo con la macchinetta del self e senza qualcuno che sgobbi.

Il punto, quindi, é quello di sfruttare (esiste altro termine?) quel qualcuno oltre ogni limite consentito, rimuovendo ogni regola che possa offrirgli la seppur minima tutela sia sul piano economico che contrattuale.

La parabola della negoziazione sui contratti, iniziata mesi fa, é assai significativa.

Dopo numerosi incontri inconcludenti per l'indisponibilità dell'Unione Petrolifera a dare seguito a quanto disposto dalla legge e a definire congiuntamente qualsiasi tipo di criterio contrattuale che non fosse la mera enunciazione delle tipologie di contratto da aggiungere a quello di affidamento in uso gratuito attualmente in uso, affiancato dal contratto di fornitura o somministrazione (vedi articolo "Contratti e autostrade: doppia frenata delle compagnie" del 30.5.12), le Organizzazioni di categoria, unitariamente, avevano deciso di provare a far fare alla trattativa un passo avanti decisivo mettendo a disposizione del Sottosegretario De Vincenti e della altre parti del tavolo, una proposta di mediazione, anche questa allegata.

Di fatto i sindacati dei gestori formalizzavano la loro disponibilità a trovare una posizione condivisa intorno ad una applicazione della legge che già oggi rende obbligatoria e vincolante una successiva fase di contrattazione di "colore".

UP, infatti, nel corso delle riunioni svolte aveva più volte assicurato -evidentemente in modo strumentale, visto gli odierni sviluppi- che in primo tempo la negoziazione avrebbe potuto riguardare la definizione delle sole tipologie dei nuovi contratti, ma poi questi sarebbero potuti essere tipizzati puntualmente attraverso un secondo livello negoziale, azienda per azienda.

Il problema, di non immediata soluzione, era (e rimane) quello di regolare e rendere vincolante quel secondo livello negoziale, senza di che ciascuna azienda avrebbe potuto riempire unilateralmente il "titolo" del nuovo contratto con i contenuti che meglio riteneva sul momento e finanche per ciascun singolo gestore.

Su questo verte la proposta di mediazione di Faib-Fegica-Figisc, ma, in realtà, dietro la posizione espressa al tavolo da UP, l'obiettivo delle aziende é sempre stato quello di avere mani libere sui contratti.

E la riprova sta nella comunicazione di UP che, al di la delle singole tipologie contrattuali in essa contenute e contraddicendo tutto quel che a parole aveva sempre sostenuto, ora mette per iscritto la totale indisponibilità delle compagnie alla tipizzazione negoziale in sede aziendale dei nuovi contratti.

L'ennesimo strappo che chiarisce meglio, se ce ne fosse ancora bisogno, dove si collocano le posizioni pretestuose e più estremiste e che, d'altra parte, ha un unico merito: quello di chiarire -come si legge nella comunicazione UP- che "la vendita non in esclusiva ... é già ipotizzabile, in accordo tra le parti, con l'affitto d'azienda che non richiede ulteriori specificazioni".

Il che, oltre a tagliare la via ad ogni possibile evoluzione immaginata dal Legislatore con la legge n.27/2012 (se era possibile e non é stato fatto finora, assai difficilmente sarà fatto volontariamente in futuro), fa giustizia della valanga di sciocchezze che una lunga teoria di "esperti" si é avventurata a dispensare nel corso dell'ultimo anno e mezzo come verità incontrovertibili; vale a dire che ogni deroga al vincolo di fornitura in esclusiva sarebbe stato -via via, in una escalation di scempiaggine- un esproprio proletario, illegittimo nell'attuale quadro normativo italiano e comunitario e persino anticostituzionale.

L'unica condizione, a parte "l'accordo tra le parti", oggi, per Unione Petrolifera, sarebbe quella di utilizzare un contratto di affitto d'azienda, esattamente quanto ipotizzato nella proposta di legge "Libera la benzina!", comma 2, art.6.


Comunicazione Faib/Fegica/Figisc a De Vincenti ed altri del 28.6.12.pdf

Comunicazione UP a De Vincenti ed altri del 13.7.12.pdf



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