Come é noto, il Governo e in particolare il Ministero dello sviluppo economico ha avviato una consultazione di tutti gli operatori e i soggetti interessati, in relazione al Documento sulla cosiddetta SEN, Strategia Energetica Nazionale, presentato pubblicamente il 16 ottobre.
Gli operatori interessati al cosiddetto "down stream" petrolifero, vale a dire raffinazione e distribuzione carburanti, sono stati ascoltati il 12 novembre scorso.
E' stato proprio in questa occasione che Faib Confesercenti e Fegica Cisl hanno congiuntamente depositato le proprie osservazioni sul Documento governativo, concentrando la loro attenzione sulle questioni e gli obiettivi posti dalla SEN riguardanti la rete distributiva.
Seguendo lo schema utilizzato dal Documento di consultazione -del quale riproduciamo l'estratto relativo a raffinazione e distribuzione carburanti- Faib e Fegica hanno delineato e motivato approfonditamente le linee direttrici secondo cui dovrebbero essere accompagnate, per il futuro, liberalizzazione e razionalizzazione della distribuzione carburanti in Italia.
Molti gli aspetti trattati del documento congiunto già ripetutamente affrontati in passato: dal sistema logistico, al mercato all'ingrosso; dalla proprietà degli impianti, all'esclusiva, passando per la flessibilità contrattuale.
In particolare, sul fronte della liberalizzazione, Faib e Fegica si applicano a far luce sulla differenza tra due concetti -selfizzazione e automatizzazione- sulla cui confusione, strumentalmente alimentata, una parte consistente del mondo industriale petrolifero sta disperatamente puntando per conservare un ormai anacronistico predominio, a danno in primo luogo dei gestori, oltreché del mercato, della competitività, dei consumatori e, a giudicare dai disastrosi risultati già prodotti, della vitalità, degli investimenti e del futuro dell'intero settore.
"Per “automatizzazione” -chiariscono le osservazioni sindacali- si intende la modalità di vendita “self service pre pay”, vale a dire con pagamento alla “macchinetta”, che normalmente è in funzione quando gli impianti sono chiusi. Prima di tutto è bene chiarire che nel resto d’Europa tale modalità è adottata in un numero residuale di impianti, essendogli stata largamente preferita quella “self service post pay”."
"Le ragioni di questa preferenza -spiegano Faib e Fegica nel documento- sono evidenti: fruibilità e velocità del sistema di erogazione e pagamento per l’automobilista; qualità del servizio e assistenza sempre disponibile (appare fortemente limitativo, anche se largamente sufficiente, richiamarsi a categorie di consumatori come disabili e anziani); sicurezza delle persone e delle attrezzature; sviluppo delle attività collaterali non oil, altrimenti evidentemente mortificate. D’altra parte, i pretesi e solo supposti vantaggi economici che il “self service pre pay” garantirebbe al consumatore sono già oggi smentiti dai fatti: nella realtà è facile vedere che impianti con la modalità “self service post pay” -alcune “pompe bianche” persino in “servito”- praticano prezzi in linea se non più bassi di quelli utilizzati come “civetta” da impianti che offrono il “self service pre pay”."
"Di fatto -si conclude sull'argomento- questa modalità sembra essere interesse esclusivo delle compagnie petrolifere che, in questo modo, contano di ridurre i loro costi fissi. Un elemento che, in più, ha l’effetto di “disincentivare” la dismissione di impianti inefficienti e a basso erogato e quindi la razionalizzazione della rete."
Un ulteriore elemento di riflessione viene fissato dal documento sindacale sulla questione legata alla pubblicizzazione dei prezzi.
Oltre ha sollecitare una più tassativa norma che vieti ogni cartellonistica sugli "sconti", Faib e Fegica chiedono "che ogni prodotto possa essere venduto ad un solo prezzo indipendentemente dalla modalità di vendita. Ciò consentirebbe una comunicazione trasparente, semplice ed immediata del prezzo ai consumatori ed eliminerebbe la tentazione delle petrolifere di mantenere surrettiziamente prezzi bassi su una modalità, di più problematica fruibilità, per poi riversare il differenziale sui consumatori su altre modalità più utilizzate dai consumatori."
Una disposizione, questa, che incoraggerebbe la rete e i suoi operatori a fare scelte decise e ad adottare politiche commerciali di prospettiva e meno improvvisate o opportunistiche, così come é avvenuto nel resto d'Europa (non la si può continuare ad evocare solo quando conviene), dove ha cittadinanza unicamente l'equazione "un impianto = una madalità di vendita = un solo prezzo".
Sul "fronte" razionalizzazione della rete Faib e Fegica smontano definitivamente un falso pregiudizio che vuole la categoria ostinatamente contraria ad una riduzione dei punti vendita.
"Oggi la categoria -chiariscono i sindacati- soffre in special modo per il fatto che moltissimi gestori sono “espulsi a forza” dal settore a causa della strutturale inefficienza degli impianti gestiti (oltreché dalle politiche e dai comportamenti adottati dalle compagnie) senza poter contare su alcun indennizzo. Le compagnie, infatti, si rifiutano di chiudere gli impianti, preferendo semmai la via della “automatizzazione”."
Il documento, quindi, sottopone al Ministero il modello di ristrutturazione già adottato in Belgio e Olanda, ma evidenzia che per ottenere un risultato in linea con gli obiettivi posti non può essere sufficiente agire sui cosiddetti impianti incompatibili, ma é "necessario individuare e portare in chiusura anche e soprattutto gli impianti cosiddetti “inefficienti”, vale a dire a basso erogato e privi di servizi e attività integrate".
Ne consegue che sia necessario un vincolo impositivo per i proprietari a chiudere una parte delle rispettive reti, seppure a condizioni condivise nel settore.
E ciò perché "qualunque norma “imperativa” dovesse essere introdotta, in assenza di un alto grado di consapevolezza e di spontaneo convincimento del settore, sarebbe destinata a subire una vita contrastata e incerta. C’è bisogno, quindi, di un intervento legislativo che individui criteri obiettivi, neutrali e che dia garanzia del raggiungimento degli effetti e dei benefici attesi per coloro che sono chiamati ad aderire al programma di chiusure".
Per queste ragioni, Faib e Fegica chiedono che qualunque provvedimento sia accompagnato da una "moratoria" temporanea sulle nuove aperture per evitare gli errori del passato e da un "meccanismo di incentivazione qualitativo", volto a premiare -in termini di "sconto" sul contributo per alimentare il fondo indennizzi- sia la rapidità nella chiusura degli impianti cosiddetti "incompatibili", sia la chiusura di impianti inefficienti.
Vale a dire impianti che rispondano ad uno tra questi requisiti: basso erogato (600 klt/anno); assenza di attività non-oil integrative; essere stato riconsegnato dal gestore a far data almeno dal 1° gennaio di quest'anno.
Un criterio, quest'ultimo, senz'altro sufficiente a dimostrare l'inefficienza del punto vendita e che avrebbe il merito essenziale di consentire al medesimo gestore di accedere al fondo indennizzi da cui, al momento, é ingiustamente escluso.
Infine, il documento introduce la proposta di un meccanismo che possa rendere più flessibile per i proprietari l'obbligo di un "taglio lineare" dei propri impianti, concedendo l'opportunità ad "un proprietario di una rete che non intenda chiudere in tutto o in parte la quota assegnatagli" di cedere tale quota -dietro compenso- ad un altro operatore.
Un principio già adottato per affrontare non dissimili questioni e che può essere sintetizzato in questo modo: "chi non chiude, paga".
In definitiva un documento complesso e a "tutto campo", non privo di elementi di novità e di evoluzione rispetto anche al recente passato che Faib e Fegica sottopongono per le riflessioni e i necessari approfondimenti al Governo e a tutto il settore.
SEN 2012 - Documento di consultazione - Versione completa.pdf
SEN 2012 - Documento di consultazione - Stralcio su raffinazione e distribuzione carburanti.pdf
SEN 2012 - Documento di consultazione - Slides di presentazione.pdf
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