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IL DRAMMA DEL SETTORE, TRA ERRORI MANAGERIALI E POLITICHE AZIENDALI INDIFENDIBILI. LA SPIETATA ANALISI DI CARLEVARO

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staffetta quotidiana

Per gentile autorizzazione di Staffetta Quotidiana, riproduciamo di seguito il testo integrale dell'editoriale firmato dal Direttore Emerito, Giorgio Carlevaro, apparso sull'edizione on line di questa mattina con il titolo "Petrolio Italia, una strana guerra".


Fra meno di un mese, il 18 giugno, è in programma l'assemblea dell'Unione Petrolifera. Molte le novità rispetto allo scorso anno. Non ci sono più sulla scena Pasquale De Vita e Paolo Scaroni e al loro posto ci sono Alessandro Gilotti e Claudio Descalzi, manager diversi dai precedenti per estrazione e formazione e anche diversi tra loro. Se Gilotti è ben conosciuto dal settore, molto aggressivo e determinato, come ha dimostrato con l'allargamento del perimetro UP alla “logistica indipendente” e, a livello aziendale, con l'acquisizione della rete Shell, Descalzi è un personaggio tutto da scoprire sul quale si appuntano molti interrogativi sulle intenzioni che sta maturando in tema di downstream.

Per Gilotti, nella veste di presidente UP, e per Descalzi, nella nuova veste di amministratore delegato Eni, i problemi non mancano. La crisi della raffinazione langue, anche se al momento Eni è riuscita a salvare la sopravvivenza di Livorno, Marghera e Gela e Api a rimettere in marcia senza troppi traumi Falconara. Il settore che in questo momento da più preoccupazioni è la rete carburanti, con il progetto lanciato da Gilotti al suo esordio, il 20 giugno 2013, di un taglio di non meno di 5.000-7.000 impianti che sembra scomparso dalla scena. Di fatto non ci aveva mai creduto nessuno. Nel frattempo proprio sulla rete sono avvenuti profondi cambiamenti che toccano le compagnie e i retisti. Con le prime che stanno assecondando l'espansione dei secondi e gli impianti “morituri” che hanno ricevuto impreviste boccate di ossigeno per sopravvivere. Un'evoluzione di cui sembra aver fatto le spese la Gdo, oggi uscita dal dibattito.

Una razionalizzazione che invece di passare per l'aumento dell'erogato medio passa per l'aumento esponenziale degli impianti ghost, la riduzione dei convenzionamenti e l'aumento delle “pompe bianche”, una concorrenza sempre più aspra tra impianti che distano tra loro meno di 50 metri, con le compagnie che penalizzano i propri impianti tenendo alti i prezzi sulla rete e praticando rifornimenti di favore agli impianti terzi, con conseguente riduzione delle vendite rete e aumento delle vendite extra-rete di benzina e diesel. Con la conseguenza altresì che i margini si sono ridotti e il business è passato in mano ai retisti, che rivendicano infatti una crescente indipendenza estesa anche al campo della logistica, facendo venir meno il ruolo storico e la posizione dominante delle compagnie sulla rete: come se queste volessero scavarsi la fossa con le proprie mani. Per rendersi conto di cosa stiamo parlando basta leggere l'intervista rilasciata alla Staffetta dal presidente di Reteitalia, Marcello Lanzafame, che spiega il perché del venir meno della storica alleanza con Api e l'avvio della nuova alleanza con Esso, e il comunicato con cui Alessandro Proietti spiega le ragioni del salto di qualità che viene realizzato con la costituzione di Assoindipendenti.

In prima fila, a torto o a ragione, sul banco degli “imputati”, l'azienda leader che a colpi di scontoni e di iperself sta cambiando l'immagine e il valore della propria rete sociale, nonostante i soldi spesi in ristrutturazioni varie e nell'abbandono del glorioso marchio Agip. Con Descalzi che dovrà decidere cosa farne, perché il gap tra quello che in questi anni lui ha portato a casa come capo dell'exploration&production e quello che è stato perso, o qualcuno dice sperperato, nella corporate, nel gas&power e nel refining&marketing ha raggiunto livelli insopportabili, quantificabili in miliardi di euro.

Di certo al punto in cui siamo non è più possibile evocare l'alibi della crisi. Di fatto ci sono stati errori manageriali che hanno portato ad attardarsi nel salvare il salvabile e a non investire per rafforzare la produttività delle raffinerie e delle reti carburanti. Ogni compagnia andando per la propria strada, senza iniziative consortili per tema dell'Antitrust. Con il tabù del prezzo e dello “stacco Italia” che ha distratto l'attenzione dalla caduta dei profitti. Politiche aziendali che ora non sembrano più difendibili. Oggi, per rinascere, il downstream ha bisogno di una politica costruita con l'apporto di tutti.

Giorgio Carlevaro

Direttore Emerito di Staffetta Quotidiana


Staffetta Quotidiana - "Petrolio Italia", una strana guerra - 23.5.2014.pdf


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