Gio17082017

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Back NOTIZIE EDITORIALI

Editoriali

NE' TOTEM, NE' TABU'

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equilibriodi Roberto Di Vincenzo

Non c’è dubbio che i numerosi motivi di una diffusa criticità, non raramente drammatica, che negli ultimi anni ha investito la Categoria nel suo complesso e molti tra i Gestori in particolare, richiedano un supplemento di riflessione anche delle organizzazioni sindacali, nel tentativo di ricostruire una piena capacità di dare risposte immediate senza perdere di vista la necessaria preparazione delle condizioni di una prospettiva futura.

COSA MANCA AL MERCATO DEI CARBURANTI PER ESSERE REGOLATO E TUTELATO COME GAS ED ENERGIA ELETTRICA?

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cannocchialedi Roberto Di Vincenzo

Si può essere e rimanere “ideologicamente” orientati come meglio si crede; si può ispirarsi alle più alte ed autorevoli teorie macroeconomiche, ma onestamente appare davvero molto ardito poter sostenere che la sbornia della lunga stagione delle parole -mercato, liberalizzazione, concorrenza, competitività ovvero, sotto altro ma convergente profilo, modernizzazione, innovazione, selfizzazione, automazione- abbattutesi come manganelli sia sui “concetti” stessi che avrebbero dovuto interpretare che sulla carne delle persone (gestori certo, ma anche migliaia di dipendenti delle aziende), abbiano restituito al sistema della distribuzione carburanti ed al nostro Paese un Mercato anche meno che sano ma almeno degno di questo nome.

DAL CONFRONTO CON IL VERTICE DI ENI, UNA CONFERMA DECISIVA PER IL SALTO DI QUALITA’

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salvatore sardodi Roberto Di Vincenzo

A volte, capita che le conferme di un contesto esistente, anzichè apparire come un lezioso immobilismo, appaiano davvero essenziali per determinare un salto di qualità al percorso già avviato.

Così come, a volte può capitare che il confronto che si realizza attraverso il rituale di un incontro, invece di dare il senso stucchevole di una vuoto esercizio retorico, riesca davvero a tramutarsi in reciproco ascolto e preparazione dell’agire.

E’ questo il caso -a nostro avviso- dell’appuntamento della scorsa settimana che ha riunito le delegazioni delle organizzazioni di categoria dei gestori ed il vertice della divisione commerciale eni, significativamente guidato per la prima volta e in prima persona dal capo della Divisone operativa di eni, Salvatore Sardo.

LE REGOLE DEL MERCATO CONTRAPPOSTE AL MERCATO DELLE REGOLE

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legalita competizionedi Roberto Di Vincenzo

Troppo spesso, nel lessico comune, del sostantivo "mercato" viene fatto un uso disinvolto senza fare troppo caso alle differenti accezioni che pure mutano profondamente il senso del ragionamento.

Se in un senso più concreto e generale il Mercato (con la maiuscola) indica il luogo fisico dove avvengono le contrattazioni per la vendita e l’acquisto di determinati prodotti, in un senso più astratto il mercato (con la minuscola) è l’insieme delle operazioni relative a un determinato bene.

La confusione che si finisce per generare (volutamente?) rende sempre più labile il confine fra ragionamenti economici complessi e operazioni "economiche elementari ripetute" che ciascuno di noi compie ogni giorno.

Qualcuno potrebbe obiettare che non è la "grandezza" dei valori mobilitati a fare la differenza fra i due significati e che, in sostanza, sempre di "transazioni" si parla.

Tuttavia se, nella prima accezione, il Mercato è in grado di influenzare -in pochi minuti- la vita di miliardi di persone sparse nei cinque Continenti, il mercato, nella seconda, può influenzare al massimo la compravendita di un chilo di arance esposte sulle bancarelle dei mercati rionali.

Ma, come si sa, quando si affrontano sistemi complessi e articolati, la cui genesi è sottratta al "cittadino comune", tutto può diventare opinabile: diversamente non si spiegherebbe come il "battito d'ali di una farfalla" nel nostro continente, possa generare un uragano oltreoceano.

Quello che non è invece opinabile è che non può esistere un Mercato senza Regole, come sostengono esimi economisti e premi Nobel.

Un Mercato retto da Regole codificate garantisce a tutti gli operatori la possibilità di competere liberamente in un quadro di certezze, consentendo gli di mettere a disposizione del Mercato stesso le loro efficienze, la loro capacità di migliorare l'offerta al potenziale fruitore (consumatore) di beni e servizi.

Questo effetto virtuoso, però, si genera solo se la fissazione delle Regole è accompagnata da un sistema di controllo efficiente tale da dissuadere le violazioni e, nel caso, reprimere i comportamenti illegittimi.

Non c’è dubbio che un soggetto che viola le Regole – approfittando di quella che potremmo definire una "deregulation per mancanza di controlli", nonché della confusione generata dall’uso disinvolto delle diverse accezioni di una stessa parola – gode di un vantaggio competitivo considerevole nei confronti dei soggetti che, per loro stessa natura, non possono che rispettare le medesime Regole.

Ciò che sposta gli equilibri del Mercato, falsa la dinamica tra competitori e tra le loro rispettive offerte, a tutto svantaggio, in sintesi ed in ultima analisi, sia dell’intero “sistema”, che del fruitore/consumatore.

Insomma, il risultato opposto a quello che, di regola e fatta salva la buona fede, ci si pone quando si intende “liberalizzare” un settore e “aprirlo alla concorrenza”.

Ed è quanto, purtroppo, è accaduto al settore petrolifero.

Per anni è stata alimentata la “Confusione” sostenendo – a partire dall’industria petrolifera, ingolosita dall’aver intravisto la possibilità di “regolare i conti col nemico” – che senza “Regole” tutto sarebbe finalmente filato liscio ed il “Mercato” avrebbe fatto giustizia delle inefficienze (degli altri).

Il risultato, (mica tanto) paradossalmente, è stato esattamente il contrario.

Altri soggetti, con meno scrupoli e maggiore vocazione alla flessibilità, hanno potuto facilmente avvantaggiarsi in un primo tempo dello spazio concesso direttamente da un'industria un po' in crisi di progetto e di proposta, ma incomprensibilmente pronta a riservare loro grandi vantaggi economici, finanziari e logistici.

Gli stessi soggetti hanno poi approfittato, in misura sempre maggiore, di quel rilassamento indotto del sistema regolatorio che è diventato, con il passare del tempo, fatalmente il punto di partenza per effettuare nuove scorribande e per ricercare nuovi ed ulteriori campi di manovra in modo sempre più spregiudicato spingendosi fino al limite – e ormai, in tutta evidenza, ben oltre il confine – della legittimità.

Ciò ha finito per spostare la prospettiva del settore: dalle Regole del Mercato ad un mercato delle regole (con un termine meno aulico, si potrebbe dire di quello delle vacche).

Se lo scotto più alto di una tale situazione è certamente stato pagato dai Gestori, appare particolarmente evidente, ex post, che ne escano malconci (e peggio ancora in prospettiva) tutti gli operatori – e, tra questi, l’industria petrolifera in particolare – che le Regole tendenzialmente rispettano per propria scelta o anche perché non possono fare altro.

Non c’è da stupirsi, quindi, del "dumping" attuato grazie all’utilizzo degli escamotage più disparati, a cominciare dal riversamento sulla rete di quantità eccezionali di prodotto in esenzione/evasione d’Iva o di accisa.

I mattinali della Guardia di Finanza che danno notizia degli ormai quotidiani sequestri di depositi, autobotti, impianti non possono e non debbono però dissimulare il sostanziale disinteresse mostrato dalle Istituzioni che hanno il compito di assumere la responsabilità di un intervento deciso a tutela del Mercato, della Concorrenza, del Sistema Produttivo, dello Sviluppo Economico e dei Consumatori.

Né può avere alcuna legittimità (o ragionevolezza) la tesi a mezza bocca persino ammessa per la quale un intervento verso chi vende carburanti a prezzi bassi sarebbe impopolare: è quanto, grosso modo, è stato fatto intendere quando è stata fatta cadere nel vuoto, per esempio, una segnalazione circostanziata della Fegica riguardante i “prezzi sotto al platts” praticati a Francavilla al mare.

Identico ragionamento dovrebbe poter essere fatto per quell’esercito di disperati (privi persino del permesso di soggiorno) che vengono utilizzati - per pochi euro al mese ed aggirando le leggi vigenti – per prestare il "servizio" presso il “fiore all’occhiello” della rete con ogni tipo di marchio: gli impianti (ipocritamente) completamente automatizzati.

Che questo stato di cose non può certo rappresentare la "nuova frontiera" del nostro settore, siamo certi sia ormai convinzione diffusa: se così non fosse dovremmo prepararci ad un lento declino e ad un silenzioso oblio per un settore che ha contribuito a garantire la mobilità, la crescita e lo sviluppo del nostro Paese.

E allora è giunto il momento di tornare alle Regole: poche, chiare e da fare applicare universalmente.

Le Regole non sono contro il settore o l’impresa; costituiscono, al contrario, la tutela e la migliore opportunità degli operatori onesti e corretti che hanno l’ambizione di avere una propria prospettiva in un Mercato sano.

E non c’è Mercato sano dove le infiltrazioni dell’illegalità (sempre più organizzata) producono “vantaggi competitivi” a favore di alcuni operatori e a danno di altri: si tratti di approvvigionamenti clandestini a prezzi stracciati; di forniture riservate dalle compagnie a segmenti di mercato a prezzi irraggiungibili per la rete di marchio; di condizioni contrattuali ed economiche inique ed al ribasso riservate ai Gestori o della conduzione, di fatto, di un'attività gestionale in spregio a quelle stesse regole che la Legge prevede.

Si sente parlare sempre più spesso e in molti ambiti (e non sempre completamente specchiati) di "legalità", ma lasciando la netta sensazione che ciascuno parli immaginando che il problema riguardi qualcun altro e che sia qualcun altro a cominciare a dare il buon esempio.

E’, invece, un compito dal quale nessuno – tra gli onesti – può sentirsi esentato.

I tempi per un nuovo "patto per le Regole", nell'interesse del Mercato, fra tutti gli operatori sono maturi: rinviare o nascondersi dietro sofismi a difesa dell'esistente finirebbe soltanto per accelerare quel declino epocale che, in tempi rapidi, finirà per essere pagato -ed a caro prezzo- dai cittadini, dai Consumatori e dal Paese.

Per quel che ci riguarda, questo compito intendiamo assumerlo nel modo solito con il quale interpretiamo da sempre il nostro ruolo: concorrendo attivamente ad elaborare la proposta.

Ci aspettiamo che dal settore emergano le medesime intenzioni che consentano una tempestiva sintesi.

 

DALLA LOGICA IL SOCCORSO PER UN SETTORE SENZA PIU' IDENTITA' E IN PREDA AI FANTASMI DELL'IMPROVVISAZIONE

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logicadi Roberto Di Vincenzo

La logica è lo studio del ragionamento, è il metodo dell'analisi e dell'argomentazione eseguita non (solo) per distinguere ciò che è vero da ciò che è falso (bello/brutto) ma per approfondire, con un sistema di indagine, i dubbi e ricercare soluzioni che possano aiutarci a superare ogni riserva ed affrontare risolutivamente le domanda che via, via, ci poniamo nel corso della nostra vita e delle nostre attività.

Poiché il ragionamento altro non è che un processo di conoscenza che, utilizzando la logica, porta ad una conclusione, è necessario, ai fini di un "compimento" (risposta), "indagare" il contesto che ci circonda per finalizzare il processo.

Ciò detto, proviamo a fare, deduttivamente, qualche passo in avanti ragionando sui problemi che affliggono ormai da molti anni il nostro settore.

Partiamo dall'assunzione teorica che il nostro è un settore che nel corso degli anni non ha saputo mantenere inalterato il "ruolo guida", di traino dell'economia che l'ha contraddistinto per decenni.

Al contrario, ha lasciato spazio a famelici avvoltoi che, incuranti del futuro, ne stanno lentamente spolpando la carcassa. Con danni all'intero sistema Paese che potranno essere valutati solo in sede storica, quando non sarà più possibile riavvolgere il nastro del tempo. Fare altre scelte.

Per evitare confusioni, però, per mantenere un approccio rigorosamente analitico, prima di ogni altra considerazione non possiamo non precisare che il "settore" è un insieme composto da anime ed interessi diversi e contrapposti: la loro composizione complementare diventa possibile solamente nel solco del ragionamento logico e dell'indagine conoscitiva senza riserve mentali. Quella che va ricercata è la capacità (e la volontà) critica di esaminare il contesto. Senza scorciatoie e senza infingimenti.

In altre parole, occorre il superamento di ogni visione parziale (di parte) per ricomporre il quadro di riferimento che gli egoismi hanno drasticamente rimodellato peggiorandoli e trasformare le singole specificità in quelle micro tessere di un mosaico complesso che, dopo essere stato scomposto, ora deve cercare di riprodurre la compiutezza armonica da cui ha preso le mosse per poter avere un senso compiuto. Per essere intelligibile.

In questo quadro è utile che cominciamo preliminarmente a riprendere consapevolezza che quello dell'energia è un settore strategico e vitale per la vita del Paese e per la competitività della sua economia: un settore che negli ultimi anni, per non saper intervenire nei processi decisionali e privo di di una sua prospettiva, ha finito di inaridirsi riducendosi a partecipare alla commedia dell'inutile dibattito sui prezzi, come se qualche decimillesimo di euro sul prezzo al pubblico fosse il cuore di ogni politica o potesse rappresentare l'inizio e la fine di ogni strategia. Una scelta scellerata che ha avuto come effetto quello di far incancrenire i problemi strutturali che si sono inesorabilmente ingigantiti.

In questo contesto sono maturate le condizioni che hanno consentito di imporre dall’esterno sovrastrutture bizantine per controllare dirigisticamente un “processo preconizzato”, mentre paradossalmente si invocava la “liberalizzazione”, e mettere le briglie al prezzo al pubblico: sovrastrutture che sono servite solo a giustificare se stesse e hanno distolto tutti -a cominciare dalla Politica- dai temi centrali per lo sviluppo e la ripresa del Paese.

E, così, mentre il sistema produttivo era in sofferenza (e non solo per la straordinaria congiuntura) e in Europa (non solo in Italia) si perdevano capacità, consumi e migliaia di posti di lavoro, ci si è baloccati con il tema dei prezzi facendo nascere delle baronìe nuove di zecca solo per dare l'impressione che il mercato esistesse davvero. In realtà il settore ha continuato a soffrire, a tagliare ed a trasferire ricchezza dalla produzione alla rendita, dimostrando ancora una volta che dietro il "nuovismo di facciata" continuano a sopravvivere politiche vecchie di almeno sei secoli.

Così sono stati incoronati “nuovi eroi” - spesso vecchi rentiers, appena imbellettati per l'occasione - a cui si è riservata la possibilità di addentare i cascami di un settore incapace di riprendersi dal torpore e dalla comoda ignavia.

I nuovi "Baroni" sono stati beneficati dalla politica (e dall'Antitrust) di una vera e propria legislazione di vantaggio senza alcun merito. Senza produrre alcun valore aggiunto, senza alcun progetto industriale che non fosse il proprio privato e immediato tornaconto.

E così, lungo il percorso tracciato a tavolino, è stata stretta e marginalizzata l’industria petrolifera per ottenere prezzi competitivi (ma rispetto a che?) e assicurare quella libertà di stabilimento che solo accademici di risulta, giornalisti superficiali e pletore di politici inconsapevoli possono aver considerato come una conquista "collettiva", un "interesse generale".

Quel che è peggio, pure dall’interno dello stesso settore e nell’industria petrolifera si è plaudito entusiasticamente alla “nuova era”, qualcuno pensando – de minimis – di poter con l'occasione saldare il conto con i gestori di cui intanto si chiedeva la testa, mentre li si derubava della loro legittima remunerazione.

Visione del tutto miope, in forza della quale, ossessionata dai “lunghi di mercato” e priva di una visione di prospettiva, la stessa industria petrolifera italiana collezionava bilanci in "rosso fisso", azzerando marginalità ed investimenti, per rincorrere quei “competitor aggressivi” che essa stessa aveva il più delle volte creato e sempre alimentato con condizioni di approvvigionamento inaudite e contro ogni regola di mercato.

Questo sistema al "fallimento" può essere definito mercato competitivo e concorrenziale solo dall'Antitrust italiana (da altre parti in Europa e nel Mondo, l'approccio è radicalmente diverso) che se avesse speso la metà delle risorse impiegate nel nostro settore nei confronti di altri soggetti (dall'Alitalia alle Banche per carte di credito, dalla liberalizzazione dei tabacchi che ancora mantengono vincoli territoriali e di natalità, ai farmaci, alla bolletta elettrica, alle concessioni autostradali e via enumerando), vivremmo oggi in un altro Paese. Più giusto e, forse, migliore.

Dovrebbe apparire almeno strano, dovrebbe almeno stupire che in questo contesto, l'unica voce che ha continuato ad indicare i mali e le possibili terapie per uscire da questo cul de sac sia stata quella delle Organizzazioni dei Gestori. Con i loro limiti, le loro contraddizioni e, a volte, anche con scarsa lucidità, è vero, ma sono state le uniche voci fuori dal coro. A loro non spetta, nella visione imperante, il compito di fare la proposta ma solo quello di opporsi a priori. O, almeno, è così nella vulgata.

Ma se vogliamo tenere fede all'incipit, dobbiamo riprendere i fili del ragionamento logico e proporre qualche soluzione. Non a favore di questo o quel segmento (eppure sarebbe del tutto legittimo che ponessimo il problema in termini corporativi per i soli Gestori), ma dell'intero settore convinti che la logica porta il ragionamento in quella direzione e non verso un utilitarismo "servo".

Non si può liquidare un ragionamento complesso con la locuzione "primum vivere, deinde philosophari", perchè il vivere e il pensare, il ragionare e fare filosofia sono strettamente connessi fra loro. Il risultato è un unicum che non si avrebbe se si utilizzassero altre categorie di analisi.

Ecco perchè noi riteniamo che sia essenziale rilanciare il settore senza tenere più segregata la "rete colorata" che deve tornare ad essere considerata il "valore aggiunto" per i consumatori e per la cittadinanza tutta. Per la sua presenza capillare nel territorio, per i servizi, per la garanzia sulla qualità dei prodotti, per la capacità e l'interesse all'innovazione, per l'integrazione e quindi il pieno controllo della legalità del ciclo.

Per questo sosteniamo che sia necessario che il "prezzo rete" (al cui interno alloggiano correttamente valorizzazioni di bilancio consistenti) diventi, con i dovuti aggiustamenti, il benchmark di riferimento, sostituendo quel valore fantomatico, virtuale e inafferrabile che va sotto la definizione di “platt's”.

Non è impossibile.

E’ però necessario che l'industria petrolifera torni a scommettere sul futuro e a riappropriarsi della sua congeniale visione strategica necessaria ad invertire la tendenza.

Sarebbe, oltre al resto, un’operazione salutare anche per il mercato.

Chi vuole cogliere le opportunità che offre misurarsi con l'importazione e mostrare, nei fatti, la sua imprenditorialità, ha tutte le opportunità per farlo: pretendere, al contrario, di continuare ad avere riservato il miglior prezzo per un prodotto portato direttamente a casa, senza neppure un "mal di testa", sarebbe chiedere davvero troppo.

Se volessimo salire di livello con il ragionamento non potremmo che partire dalla constatazione che i problemi strutturali da anni sono gli stessi. Alla perdita di identità complessiva si è aggiunta una fragilità della proposta commerciale tutta incentrata sul "pricing" come se questo avesse la capacità di sostituire un consolidato cammino fatto di servizio, modernizzazione ed investimenti.

Alla sostituzione dei Gestori con le "macchinette" ed alla rincorsa degli "scontoni", ha fatto riscontro solo una perdita di appeal delle reti colorate, oltreché di bilancio.

Una realtà ormai pacificamente riconosciuta, se è vero che adesso c'è una proficua riscoperta del servito da parte anche di chi per anni ha prima teorizzato e poi tentato di assassinarlo.

C'è, poi, il tema della legalità che, sempre più spesso, viene invocata. Il rischio è che tale problema, importante e vitale per la sopravvivenza stessa di un mercato che possa ritenersi competitivo -al di là delle affermazioni di maniera- si trasformi, secondo un uso disinvolto della comunicazione, in uno slogan fine a se stesso.

E invece il problema va affrontato alla radice e con coraggio.

Quando alcuni mesi fa’ denunciammo, facendo nomi e cognomi, agli organismi pubblici preposti ai controlli ed alla sorveglianza – per primi e da soli - la vendita dei prodotti abbondantemente sotto al Platt's, siamo stati lasciati nel silenzio e liquidati come visionari.

Oggi il tema si è imposto all'attualità a colpi quotidiani di “notizie di nera”. Ma per risolverlo non basta agitare le bandierine e fare affermazioni di principio.

E’ lo stesso Ministero dello sviluppo economico che possiede, attraverso i dati raccolti dall'Osservatorio Prezzi, tutti gli elementi per verificare quando i prezzi praticati al pubblico da determinati punti vendita siano oggettivamente “sospetti” in relazioni alle stesse quotazioni internazionali dei prodotti.

Potendo, di conseguenza, attivare un processo di segnalazione del fenomeno alla Guardia di Finanza ed all'Agenzia delle Dogane per i dovuti controlli: in fondo ci sono in ballo alcuni miliardi fra Accisa ed Iva che potrebbero utilmente tornare nelle casse dell'Erario.

Si tratterebbe, oltre tutto, di un modo più concreto e coerente di dare dignità alla normativa che obbliga – unico settore commerciale – a comunicare i prezzi su un portale ministeriale, riuscendo se non altro a ridimensionare rapidamente rapidamente un fenomeno, altrimenti destinato a produrre metastasi gravissime e ormai alla vigilia di divenire irreversibili.

Tornando agli aspetti di carattere generale, appare sempre più essenziale riportare al centro del confronto temi quali la raffinazione consortile, la razionalizzazione della rete senza sconti ai lobbisti di turno (sopratutto GDO), la gestione dei servizi sul territorio, la programmazione delle fonti di approvvigionamento, un vero piano energetico nazionale (con annesso il superamento di una Sen incentrata solo sul metano considerando che i combustibili fossili, almeno fino al 2050 saranno indispensabili), la scelta di quale atteggiamento avere sui prodotti da scisti, sul carbone, sul GTL.

Ma prima ancora che la scelta dei “temi”, è essenziale proprio il “confronto” quale "locus" fisico nel quale i soggetti che operano nello stesso contesto storico possono approfondire le tematiche e generalizzare l'esperienza (al di là delle "riservatezza" sui prezzi) per migliorare performance e strategie, per aprire alla riflessione visioni che rischiano di rimanere di nicchia.

E’ questo che può e deve aiutare un settore che ha estrema necessità di distogliere lo sguardo dalla punta delle proprie scarpe (nonché dalla logica di individuare il nemico da abbattere, che la vicenda autostrade ha nuovamente fatto riemergere) e, nello stesso tempo, può fornire preziose chiavi di lettura ad una "politica" che deve riprendere coscienza come quello dell'energia sia un settore strategico e vitale per la vita del Paese e per la competitività della sua economia e non certo in funzione del decimillesimo di euro sul "prezzo alla pompa".

Il ruolo di una riflessione intorno al tavolo della proposta caratterizzato dalla logica è insostituibile se si vuole perseguire l'obiettivo di individuare ed assumere quelle scelte universali senza le quali un settore, oggi impigrito dallo scarso esercizio, non ha ragione di essere tale.

E' stato proprio quando il settore non si è chiuso in se stesso o ritratto a difesa del suo territorio che sono stati ottenuti i risultati migliori e di più ampio respiro.

Forse sarebbe utile ripartire proprio da questa consapevolezza.

10 DOMANDE ALL'ANTITRUST

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domandadi Roberto Di Vincenzo

Se davvero i "Pretori", cioè gli uomini che devono amministrare la Legge, applicassero il buon senso, non ci troveremmo di fronte ai continui interventi cui l'AGCM ha abituato il nostro settore.

L'Antitrust sembra che abbia al centro del mirino tutti i più piccoli e remoti fatti che avvengono nella distribuzione carburanti: dagli orari ai turni; dai ghost ai contratti; dalla contrattazione alla pubblicizzazione dei prezzi; dall'offerta dei prodotti alle regole per autorizzare nuovi impianti.

Non passa un giorno senza che ci sia un intervento, una reprimenda, una concione dell'Antitrust su ciò che è giusto o non è giusto. Su ciò che va fatto e su ciò che bisogna evitare.

Che poi ciascun intervento abbia effettivamente a che fare con le regole della concorrenza è un altro paio di maniche.

I "depositari" delle sacre scritture menano, nel nostro settore, fendenti che difficilmente riscontriamo in altri segmenti della vita economica e sociale del nostro Paese.

Forse siamo così limitati che non comprendiamo la "ratio" di tali interventi oppure siamo inclini a piagnucolare sulla nostra incapacità di interpretare il "nuovo".

A noi non sembra ma, visto che coltiviamo il dubbio, potrebbe anche essere così.

Certo è che l'analisi delle cose che accadono ogni giorno ci lascia un po' perplessi e se per l'Antitrust il Sindacato nel nostro settore è un irriducibile conservatore che vuole mantenere -pensate un po'- uno spazio economico decente per i propri iscritti-Gestori, svolge invece un'opera meritoria quando difende (giustamente) gli accordi "aziendali" per dirigenti e dipendenti dell'AGCM con abbondante citazione di norme, leggi e regolamenti, fissando parametri uguali per tutti.

E noi non possiamo che solidarizzare, ci mancherebbe altro!

La tutela dei diritti del cittadino e del lavoratore é sancita da questa Costituzione (finché resiste).

Ma non si può credibilmente sostenere che l'azione di tutela e rappresentanza va bene per un segmento della vita sociale del Paese ma non per un altro.

D'altra parte in ogni settore nel quale si applichi un "contratto" (parola lentamente avviata al disuso), pone tutti i "datori di lavoro" nella condizione di avere costi identici (non simmetrici) per ogni tipo di mansione. E poiché il costo del lavoro è parte rilevante del prezzo finale del prodotto (diversamente non si capirebbero tutte le accorate richieste di ridurlo), se applicassimo estensivamente il criterio cui si ispira l'AGCM, tutti i contratti dovrebbero essere considerati nulli. Anche quello che definisce il salario (?) dei dipendenti dell'Autorità.

Ovviamente noi auspichiamo non solo che i contratti restino in vigore ma che venga estesa tale pratica virtuosa anche a chi il lavoro (e le tutele) non ce l'ha o è condannato alla precarietà.

Venendo al merito dell'ultima segnalazione, in ordine di tempo, inviata al Presidente della Regione Lazio, si scopre che nel codice del commercio appena approvato dalla Giunta, ci sarebbero delle norme incompatibili con un corretto svolgimento della concorrenza.

A noi non sembra ma, sempre perché lodiamo il dubbio, potrebbe anche essere che sia così.

Di tutt'altro tono sono, però, i pronunciamenti che vengono assunti nei confronti di soggetti che, evidentemente, sembrano "intoccabili" (chissà perché).

Lasciando da parte la vicenda Alitalia (sarebbe come sparare sulla Crocerossa) e concentrandoci sui fatti che riguardano il nostro settore, dobbiamo rilevare che vengono assunti comportamenti che sono almeno altalenanti: giova qui ricordare la vicenda "tabacchi" sulla quale l'Agcm era, alla fine, dovuta intervenire con una segnalazione, visto che appariva proprio come un pugno in un occhio.

Tale segnalazione è stata prontamente ritirata e la stesso Authority si è prontamente adeguata al pronunciamento dei giudici di primo grado amministrativo (Tar del Lazio) sostenendo che il "fumo fa male" (mentre la benzina, come tutti sanno, è un complesso polivitaminico) e senza nemmeno ricorrere al Consiglio di Stato come ha fatto quasi sempre nel nostro settore quando non ha avuto ragione in prima battuta (ricordate nel 2000?).

Ma non basta: sulla lunga vicenda delle proroghe autostradali, prima ha detto che una proroga sarebbe stata lesiva della concorrenza e in seguito ha detto che era sacrosanta sopratutto perchè da legare alla ristrutturazione della rete distributiva lungo questa viabilità.

Poi per ragioni del tutto simili ha fatto sapere che anche le gare per l'affidamento del non oil potevano essere rimandate, ma non dappertutto: quelle sulla viabilità detenuta in concessione da Aspi, invece, potevano andare avanti.

Insomma, a nostro avviso, c'è qualche sbavatura nei pronunciamenti dei depositari della Legge.

Quella stessa Legge, fatta dal Parlamento, che l'Agcm si riserva di censurare, segnalare, commentare, impugnare e via dicendo.

Tanto non c'è alcuno che abbia l'ardire di "dissentire" (per timore di rappresaglie?) o di tentare di fare un bilancio dei risultati ottenuti in questa frenesia di ristrutturare questo settore a suo piacimento o, meglio, a sua immagine e somiglianza. Nemmeno fosse il Creatore.

Così un intero settore è stato sbalzato in un mondo parallelo nel quale il processo industriale non viene neanche preso in considerazione, del tutto rimosso.

Tutto é incentrato sulla distribuzione e sui (presunti) risparmi del consumatore. Tutto molto facile ma anche poco probabile.

Ci sono, infatti, 10 domande che, per la nostra limitata intelligenza, rimangono senza risposta e che vorremo girare all'Antitrust:

1. Con un ricavo industriale lordo -calcolato per differenza in funzione delle quotazioni Platt's- che lascia alle compagnie 14/15 €urocent litro e considerando i "costi fissi” di filiera (personale, ammortamenti, spese generali, investimenti, remunerazione del capitale, ecc.), come è possibile riconoscere “sconti” di 16/18/20 €urocent litro?

2. Come si fa anche solo a fare finta -perché sostenerlo è del tutto ridicolo- che il Gestore sia un soggetto nelle condizioni di fare concorrenza quando si sa perfettamente che acquista e rivende a prezzi imposti dal fornitore in esclusiva con un "margine" che, ad oggi, dopo il prelievo coatto subito con il ricatto degli “sconti”, vale circa 2 €urocent/litro?

3. Come si fa' a chiudere gli occhi di fronte al comportamento del fornitore in esclusiva che discrimina e sfavorisce senza rimedio il Gestore in ogni modo umanamente immaginabile: abbassando il prezzo di altri impianti della sua rete; gestendo direttamente impianti ghost; rifornendo a prezzi stracciati gli stessi prodotti alle pompe bianche e alla grande distribuzione solo perché qualcuno ha deciso di battezzare quella una vendita in “extrarete”?

4. Come si fa' a non trovare nulla di rilevante nel fatto che sui i prezzi che vengono imposti ai Gestori, sulla rete di punti vendita che loro gestiscono e di conseguenza sui consumatori che presso di quelli si riforniscono vengono scaricati i costi fissi e gli oneri anche del resto del mercato?

5. Come si fa' a teorizzare e difendere una “politica” tanto palesemente asimmetrica che pretende un sistema di prezzi "opaco" ma comunque sottoposto alla “pubblica” comunicazione quotidiana mentre il resto del modo commerciale -persino di maggiore impatto verso i consumi dei cittadini (pane, pasta, ma anche medicine, commissioni bancarie, trasporti, ecc.)- si muovono nel più completo disinteresse?

6. Per quale insondabile astrazione giuridica può essere tollerato in un sistema democraticamente equilibrato che una scelta politica assunta nell’interesse collettivo da un funzione istituzionale competente in materia e responsabile -vale a dire eletta dal Popolo Sovrano- quale è quella, piaccia o meno, si condivida o meno, di una Regione che a tutela del territorio e della salute prevede norme tese a favorire lo sviluppo dell’offerta di carburanti a basso impatto ambientale, possa essere travolta da una decisione tutta “politica” di un organo privo di qualsiasi responsabilità -vale a dire, nominato- che dovrebbe intervenire con lo scopo di farla rispettare la legge, piuttosto che sostituirsi ad essa?

7. Come si fa' per un verso ad autorizzare Petroven, Petrolig e la gestione consortile dei tubi di trasferimento dei prodotti e per l’altro a far conoscere “preventivamente” il proprio “orientamento” contrario ad uno sbocco consortile per affrontare una crisi della raffinazione senza precedenti e senza prospettiva, tanto da determinare la sempre più concreta possibilità che il nostro Paese, nel prossimo futuro, dipenda completamente dall’estero non più solamente in termini di approvvigionamento della materia prima energetica, ma anche dei prodotti petroliferi finiti?

8. Come si fa' a pretendere di essere ritenuti autorevoli e credibili se si teorizza essere nell'interesse collettivo e dei consumatori un mercato nelle mani di retailers -piccoli o grandi, poco importa- che non offrono alcuna garanzia sia in termini di continuità nell'approvvigionamento che di qualità dei prodotti e che, fatalmente, esporrebbero l’intero sistema in generale ed i consumatori in particolare alle "bizze" di un mercato che a quel punto sarebbe interamente governato con logiche sottratte sicuramente al nostro Paese e con ogni probabilità pure al nostro Continente?

9. Come si fa' a sostenere che i ripetuti “pronunciamenti” formulati siano funzionali alla costruzione di un mercato aperto e competitivo e poi ci si volta dall’altra parte, giorno dopo giorno, per evitare di intervenire negli effetti -non nella teoria politica- di sanzionare i comportamenti -non le intenzioni- che discriminano i gestori, che li estromettono illegittimamente -come ha avuto modo di sentenziare il Giudice naturale, ma non l’Antitrust- dalla possibilità di competere?

10.Come si fa' a rovesciare in modo tanto palese la realtà delle cose da finire per sostenere che per consentire al gestore maggiori autonomie e quindi liberarsi dal vincolo dell’esclusiva -finora difesa a spada tratta con maggiore accanimento ed imprudenza degli stessi petrolieri- il modo sia quello lasciare completamente libere le compagnie petrolifere di adottare il tipo di contratto che più gli aggrada, di aggiustarselo come vogliono e di cancellare l’unico strumento -la contrattazione collettiva- che il Legislatore ha finora imposto allo scopo di porre un limite allo squilibrio esistente e tangibile tra il gestore e le aziende?

Non abbiamo alcuna illusione in merito, ma vorremmo augurarci che qualche risposta possa essere data.

Tuttavia ci basterebbe anche solo che l'Antitrust italiana si comportasse come nel resto d’Europa e del Mondo.

In Francia, l’Antitrust deve intervenire per tutelare la “discriminazione” di cui le “pompe bianche” ritengono di essere fatte oggetto dalle compagnie petrolifere che "proteggono" i loro impianti.

In Australia, l’Antitrust è dovuta intervenire sulla GDO perché l’utilizzo fatto del prezzo sui carburanti avrebbe finito per avere effetti distorcenti per il mercato, falsando la concorrenza.

Ci basterebbe che le regole, anche quelle che regolano il mercato e la concorrenza, fossero applicate nello stesso modo verso tutti.

Che per la distribuzione dei carburanti si usasse la stessa procedura adottata per le tariffe elettriche e quelle del gas.

Che le “banche” -che già hanno potuto aggirare impunemente la Legge sulla gratuità per le transazioni con moneta elettronica fino a 100,00 €uro- fossero costrette a rendere conto del livello di commissioni per l’utilizzo delle carte di credito e di debito che impongono in regime di sostanziale monopolio e a fronte dell’obbligo ad accettarle a cui é soggetto l’esercente.

E ci basterebbe persino vedere finalmente la Politica -che comunque “nomina”- essere capace di fare un esame critico su questioni dirimenti come queste, non fosse altro che per non lasciarsi confinare al ruolo di “convitato di pietra”.

Ci basterebbe.

Ma viviamo in questo Paese ed abbiamo il bene di essere persone “normali” che non hanno altro che il proprio lavoro e la propria intelligenza ad assisterli.

E come se ciò non bastasse non possiamo neanche contare (come possono invece tabaccai e giornalai) sulla “potenza” di una controparte che non solo é incapace di difendere l'ambito nel quale opera, ma al contrario da anni prende schiaffi da chiunque, contenta solo, per mera frustrazione, di poter sparare come un sol uomo sui “suoi” gestori, vale a dire sulla sua rete di vendita.

Probabilmente anche per questo si crede agevole poterci condannare “a farcene una ragione”.

Ma noi non stiamo a perorare vantaggi, privilegi o favori.

Dicevano i latini "adducere inconveniens non est solvere argumentum", portare eccezioni non è risolvere la questione.

E forse proprio questo è il vantaggio di cui possiamo disporre.

IL SETTORE TRA IMMOBILISMO E RIFORMA, TRA SFASCIO E RICOSTRUZIONE, TRA FURBIZIE E RESPONSABILITA’. E’ TEMPO DI SCEGLIERE DA CHE PARTE STARE.

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equilibriodi Roberto Di Vincenzo

Che la situazione del nostro settore sia disastrosa è affermare l'ovvio.

Per dare corpo ai tanti fantasmi che circolano è sufficiente mettere in fila, di seguito, una serie di elementi di fatto che, esaminati separatamente, potrebbero apparire in una certa misura sostenibili, ma che, sommati fra loro, danno la cifra della tragedia in divenire.

IL VERO FRENO ALLO SVILUPPO ED ALLA CONCORRENZA NEL SETTORE SI CHIAMA ANTITRUST

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ostacolodi Roberto Di Vincenzo

Nel nostro settore, strano a dirsi, quando si parla di Antitrust, invece di concorrenza, si evocano scenari di assoluta incertezza, se non, in alcuni casi, di timor panico.

Quando un soggetto intende assumere una iniziativa, raggiungere un accordo, decidere una politica commerciale non riesce a ritenere se il suo legittimo diritto all'autonomia imprenditoriale rientri nei confini delle norme che regolano concorrenza e mercato.

IL SETTORE CONTINUA AD AVERE BLOCCATA OGNI POSSIBILITA’ DI SVILUPPO. E LA CONFUSIONE ISTITUZIONALE SUL RUOLO DELL’AUTORITA’ NON AIUTA

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montesquieu-el-espiritu-de-las-leyesdi Roberto Di Vincenzo

In uno Stato di Diritto la tripartizione dei Poteri è chiara e distinta: al potere Legislativo è rimesso il compito di "fare" le Leggi; a quello Esecutivo quello di applicarle (e farle applicare); a quello Giudiziario quello di controllare che le Leggi siano rispettate.

A questo schema elementare -ma funzionale alle regole della Democrazia- nel corso degli anni si sono sovrapposte "Commissioni" ed "Autorità" che dovrebbero vigilare sul corretto andamento dei più disparati aspetti della vita economica e sociale del Paese.

LA SCOMPARSA DI PASQUALE DE VITA. IL RICORDO DI ROBERTO DI VINCENZO

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pasquale de vitaParlare di un uomo come Pasquale De Vita é facile e lo si può fare in tanti modi.

Quello che é difficile è non cadere nella retorica.

Di De Vita conservo molti ricordi (e molti aneddoti) che si snodano lungo oltre 35 anni di lavoro nello stesso settore, sulle sponde opposte di quel fiume lungo il quale scorrono i destini degli uomini.

Ci siamo affrontati, tante volte, da fieri avversari ma sempre con rispetto, cercando di non prevaricare e di capire le ragioni dell'altro.

"STATI GENERALI": BASTA PROMESSE E IMPEGNI. ORA RISPOSTE ALL'EMERGENZA

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foto sala3Non sono più sufficienti inviti, impegni e promesse: senza risposte concrete e immediate all'emergenza economica e finanziaria che stringe al collo migliaia di gestori non c'è spazio per qualunque tipo di intesa.

E' questo il "messaggio" più esplicito e determinato presentato al settore e al Governo dall'Assemblea nazionale congiunta dei gruppi dirigenti di Faib, Fegica e Figisc, tenuta ieri, 21 novembre.

Quello che, ancora qualche settimana fa, aveva consentito alla categoria di "fare una apertura di credito" e valorizzare affermazioni che sembravano preludere ad una riapertura in extremis del dialogo e della contrattazione, oggi appare ormai largamente insufficiente, lontano e superato dai fatti.

IL POTERE DELLA PAURA

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rdv2Pubblichiamo il testo integrale della Relazione del Presidente, Roberto Di Vincenzo, introduttiva dei temi che saranno messi in discussione in occasione dell'Esecutivo Nazionale della Fegica, già convocato per il prossimo 26 settembre.


Il momento storico che la nostra Categoria sta vivendo è sostanzialmente caratterizzato dalla paura.

Paura del domani, dell'incognito, dello strapotere delle compagnie petrolifere che sembrano poter disporre, a loro piacimento, del futuro di ciascun Gestore.

Quel potere assoluto fatto di "ricatti commerciali", di contratti che scadono, di improbabili clausole di recesso, di precarietà, di incertezza di un futuro che, quand'anche carico di incognite, sembra però lasciare in vita uno "straccio di speranza". E, come la mitologia ci ha raccontato, fu proprio la speranza a rimanere nel fondo del vaso di Pandora, dopo che tutti i "mali" furono fuggiti per invadere il mondo.

IL PESSIMISMO DELLA RAGIONE E L'OTTIMISMO DELLA VOLONTA'

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altan pessimismo 01di Roberto Di Vincenzo

Forse non tutti hanno ancora compreso che, questa volta, la discussione che vede opposta la Categoria dei Gestori alle compagnie petrolifere non potrebbe dirsi esaurita neanche con un aumento “salvifico” dei margini e neppure con una ripresa delle trattative, purchè sia.

In ballo c’è qualcosa di più. Molto di più.

CODACONS DENUNCIA FAIB E FEGICA

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sorrisoI consumatori italiani si beccano, negli ultimi due anni, un filotto di aumenti di prezzi dei carburanti senza precedenti, con accise statali e margini industriali dei petrolieri che non conoscono crisi.

Poi qualche compagnia petrolifera si spende una piccola parte del denaro che fino a qualche minuto prima negava di intascarsi, ma lo fa licenziando, espellendo e mettendo in cassa integrazione decine di migliaia di persone e, per di più, costringendo a file interminabili gli automobilisti con taniche e bottiglie al seguito, per rifornirsi alla macchinetta pre-pay, solo in certi giorni e a certe ore.

E il Codacons che fa? Denuncia all'Antitrust i benzinai.

MALEDETTI SIGNORI UFFICIALI, VENDITORI DI NOI CARNE UMANA

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soldati guerra mondiale

di Roberto Di Vincenzo

Questo è uno di quei momenti in cui bisogna avere il coraggio di dire, con chiarezza, come stanno le cose.

Non basta “acconciarsi” e far finta che ciò che accade intorno a noi possa scivolarci addosso senza lasciare traccia.

L’iniziativa assunta da eni con lo “scontone” è la sublimazione del malessere e del disimpegno che l’industria petrolifera ha manifestato nel corso di questi anni.

Ma anche del disinteresse delle Istituzioni, dei Sindacati e della Politica che, ciascuno a suo modo, hanno scelto di tenere un profilo bassissimo e hanno preferito concentrare la loro attenzione sull’effetto comunicazionale del “prezzo” -sempre sotto i riflettori dei media- piuttosto che interrogarsi sull’involuzione del settore come frutto anche e soprattutto della loro inerzia.

Il futuro è arrivato. Improvviso, dirompente, devastante.

SIAMO IN RETE

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siamo retedi Roberto Di Vincenzo

Con un certo ritardo, ma abbiamo finalmente dato risposta ad una esigenza che ormai sentivamo impellente.

Rinnovare il sito web della Fegica non ha un valore meramente "grafico", malgrado in quest'epoca non sia elemento da poter trascurare.

E nemmeno ci ha spinto la tentazione di "liofilizzare il messaggio" con lo strumento del blog, tanto in voga di questi tempi.

Era divenuta ormai forte la necessita' di immettere nel "mercato delle idee", che la rete ormai incarna, anche la nostra offerta.

IL GIUDICE E’ TERZO?

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bilanciaRIFLESSIONI SULLE ESTERNAZIONI DEL DOTTOR NOCE (AGCM)

pubblicato su

CD FLASH n.2012-08 del 11.6.12

di Roberto Di Vincenzo

Appare un po’ strano che quando il settore comincia a “parlarsi” ed a trovare, da solo, la strada per immaginare “nuovi equilibri”, si trovi sempre di fronte a degli “alto lá!”.

C’é modo e modo per porre le questioni: uno piú immediato, che lascia poco spazio ai bizantinismi lessicali, ed un altro che utilizza le giravolte come fosse l’aria di un minuetto di Boccherini.

SU H24 RIMANE IL NO!

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cd flash330 228

TIMIDE APERTURE DI ENI MA SERVONO CAMBIAMENTI SOSTANZIALI

pubblicato su

CD FLASH n.2012-07 del 4.6.12

di Roberto Di Vincenzo

Non era certo fra il novero delle posizioni possibile che Eni avviasse la riunione aprendo alla possibilitá di riconsiderare la sua politica commerciale su Iperself h24.

50 euro

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Li dai al benzinaio. Ma a chi gonfiano le tasche?

Platts

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Cosa si nasconde dietro la quotazione internazionale

Mercato

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Tante liberalizzazioni nessuna liberalizzazione

Selfizzazione

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Mettono il self service e lo chiamano progresso

Pompe bianche

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Il segreto? Comprano in extrarete e senza esclusiva