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IL CORAGGIO DI RISCHIARE, LA FORZA DI DUBITARE

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cordatadi Roberto Di Vincenzo

Se non avessimo la forza di dubitare, probabilmente non avremmo nemmeno il coraggio di rischiare: rimarremmo, cioè, all'interno di quell'aurea mediocritas, nella quale i contraccolpi del mondo arriverebbero attutiti in attesa che il tempo trascorra. Lentamente. Senza scegliere. Senza provare a lasciare sulla sabbia della nostra storia, almeno una piccola impronta, traccia del nostro passaggio di uomini.

Questo vale in assoluto, per la nostra vita di ogni giorno e per le idee, le passioni, i sogni, le utopie che inseguiamo. Perchè siamo vivi. Perchè pensiamo. Perchè abbiamo deciso di non essere inermi spettatori di quanto accade intorno a noi.

IL "RICHIAMO" DELLA FIGISC. NON SI PERDA L'OCCASIONE

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figisc anisa newsRiproduciamo, di seguito, il commento apparso sul recente numero di Figisc-Anisa News a firma di Giorgio Moretti.

Senza alcuna intenzione di volercene "appropriare" o, al contrario, rimarcarne alcune differenze che inevitabilmente ci sono, riteniamo questo il modo che abbiamo ritenuto migliore e più adeguato a mostrare il nostro rispetto e la considerazione per la scelta dei temi e del modo con cui essi vengono trattati nel commento dei nostri colleghi della Confcommercio.

Ed é anche il nostro modo per non girare la testa altrove, il tentativo di evitare che tutto ciò finisca per essere accolto dal silenzio assordante che, in altre occasioni (e anche a noi), é capitato di dover registrare.

Avremo poi modo, nei prossimi giorni, di partecipare al "dibattito", che ci auguriamo anche in maniera di alimentare, mettendo a disposizione il punto di vista della nostra Federazione.

Noi siamo per cogliere le occasioni.


« DIAMOCI UNA MOSSA ! »
RIFLESSIONE SU OBIETTIVI, RUOLO E STRUTTURA

di Giorgio Moretti

L’INVOLUZIONE DEL SISTEMA

Poco o piuttosto nulla è rimasto del tradizionale sistema distributivo italiano dei carburanti, se non una rete con troppi punti vendita e sempre più ridotti erogati, che assai probabilmente nessuno dei soggetti che contano, compresi quelli «istituzionali » [Governo, Ministero], è davvero interessato a ristrutturare, dal momento che sta prendendo sempre più piede il concetto che sarà il mercato ad operare «naturalmente» la selezione, come si può del resto vedere ogni giorno sugli impianti vecchi e, chiamiamoli così, «nuovi», i primi che chiudono o diventano ghost, i secondi che hanno i piazzali ancora pieni di auto.

Ed è dalla mancata razionalizzazione della rete – che si sarebbe dovuta fare a fondo prima della stagione delle «liberalizzazioni a tutti i costi» - che è derivato il processo di terziarizzazione di parti importanti della rete, il giro di compravendite di impianti anche marginali od inefficienti, che in seguito ha determinato tutte le condizioni per l’emergere delle reti indipendenti, che si sono avvalse – parte affrancandosi dal «sistema», ma soprattutto «grazie» ed in funzione del sistema - di un accesso privilegiato al prezzo di cessione del prodotto per accaparrarsi ingentissimi erogati [qualunque cosa
affermi Unione Petrolifera sulle quote di mercato della rete non colorata] proprio allorché tutto il sistema tradizionale ne ha persi.

La guerra dei prezzi e degli erogati che divampa da allora – in pratica dal 2007 -, per di più con l’avanzare della crisi e della recessione, accompagnata dalla progressiva rapacità fiscale dello Stato negli ultimi tre anni, ha bucato autolesionisticamente bilanci ed assetti di vecchi e nuovi soggetti della distribuzione, infine distruggendo, in fondo alla catena, la categoria dei gestori, a cui la discriminazione a monte sui prezzi di cessione dei prodotti, i minori margini, lo sviamento di una quota importante di mercato, hanno fatto saltare i già fragili equilibri economici di gestione di una rete atavicamente
congestionata.

In questa crisi del sistema, poco o nulla è rimasto delle regole e dei «diritti» che la categoria aveva faticosamente raggiunto prima di tutto questo. Se qualcuno pensa che sia strano, si ricordi che questi sono i tempi – per guardare al di là recinto e per capire il contesto generale – in cui un Presidente del Consiglio, ragione o torto che abbia, convoca i sindacati storici, che rappresentano milioni di lavoratori, alle 8:00 di mattina e solo per un’ora della sua agenda, per discutere della più importante riforma del lavoro da decenni.

Le norme di settore che regolano i rapporti al suo interno sono state aggirate, eluse e svuotate di contenuti reali, al più rimangono appese all’esile filo del diritto non già in quanto norme vigenti che vanno osservate, ma solo perché qualche rara sentenza civile riconosce che qualcuno ha patito un danno materiale derivante da uno squilibrio di rapporti economici che è tutto a sfavore del più debole.

Da anni ormai, dentro questo settore la controparte ha messo in atto una sistematica opera di logoramento e delegittimazione delle Organizzazioni della categoria, che – nonostante siano impegnate su tutti fronti possibili in un contesto che è al minimo indifferente, ma sempre più chiaramente ostile - vanno perdendo sempre più credibilità e reputazione, agendo direttamente sul gestore e sul suo evidente stato di dipendenza economica per imporre, oltre alla discriminazione a monte nell’accesso al prezzo di cessione dei prodotti, condizioni peggiorative rispetto a quelle collettivamente codificate negli accordi -accordi che peraltro tendenzialmente non si rinnovano affatto -, e sempre più spesso per imporre rapporti contrattuali che nulla hanno a che vedere con le norme, vecchie e/o nuove, in vigore.

IL RUOLO DELL’ASSOCIAZIONE

Che si voglia essere «associazione», o si voglia essere «sindacato» o quel che è, di fronte a questa situazione in cui non si è quasi più in grado di dare risposte alle sofferenze individuali e collettive, in cui ogni passo che faticosamente si può fare è messo in discussione un momento dopo dalle aziende sul territorio, in cui non si intravvedono amici od alleati di sorta, in cui non si scorge una svolta nel settore che anche gradualmente inverta di poco la tendenza, si può decidere o di «incartare le bandiere», riconoscendo onestamente di avere esaurito/mancato il proprio ruolo, o di andare avanti, ma se questa seconda è la scelta serve una nuova determinazione.

È meglio evitare su questo argomento ogni retorica: andare avanti, resistere per fare opera di «testimonianza» può essere anche suggestivo, ma una testimonianza inutile non risolve i problemi di nessuno e spesso accade di far testimonianza solo dei propri errori. Spesso anche andare avanti dicendo di «rifondare» è un modo per contrabbandare cose vecchie.

Peggio ancora, se in questo momento, che pure è il peggiore in assoluto, la scelta fosse quella di rinunciare a dar voce al disagio, di lasciare che si finisca di fare terra deserta, «chiudendo baracca», sarebbe solo un’irresponsabilità condannabile senza nessuna istanza d’appello.

Premesso questo, andare avanti, forse, significa rileggere il proprio ruolo non già con la chiave del passato [che non tornerà], ma alla luce della crisi – quella generale e quella specifica del settore – con cui giocoforza ci si deve confrontare, forse vuol dire cambiare, se non certo lo scopo sociale dell’Organizzazione, almeno abitudini e stili operativi.

Forse, occorre

  • ampliare l’area che si intende rappresentare e tutelare, anche se ciò significa superare schemi mentali consolidati,
  • distinguere tra la consueta funzione di trattativa e mediazione e l’assunzione di un nuovo diritto di poter tutelare giuridicamente, legalmente i soggetti che si rappresentano [un diritto che oggi, proprio quando più servirebbe, non abbiamo!],
  • scegliere obiettivi semplici, chiari e mirati, che possano essere intesi/condivisi da tutti per evitare di disperdersi in mille trappole che frammentano ulteriormente la categoria e moltiplicano il logoramento,
  • cominciare a distinguere i livelli in cui la gestione delle problematiche deve essere centrale o centralizzata e quelli in cui si devono ampliare potenzialità di iniziativa valorizzando ruoli ed autonomie
  • operative sul territorio,
  • forse, anche, all’interno della struttura – ma questo è un aspetto su cui forse non è il caso di perdere tempo infinito a dibattere e rimestare carte rispetto alle questioni più urgenti – serve puntare
  • su snellezza operativa autentica e non più su formalismi inefficaci, soprattutto se ciò si accompagna ad una crescita di ruolo del territorio.

Insomma, servirebbe riattrezzarsi in generale e di corsa.

I NODI DELLA RAPPRESENTANZA E DELLA TUTELA

Le Organizzazioni di categoria hanno rappresentato per decenni il gestore così come idealmente codificato nei testi del diritto – insomma il gestore della legge 1034/70, del decreto legislativo 32/98 -.

Oggi non solo quel gestore è una figura di fatto disattesa nella realtà [se non ancora proprio nel diritto e fino a quando], non solo sono emerse nel tempo nuove figure di fatto [si pensi alla vicenda degli associati in partecipazione, ma anche a quelli che sono stati di forza declassati a guardiani, fornitori di servizi, ecc.], ma anche nuove norme hanno introdotto la possibilità teorica di nuove forme contrattuali assai diverse [che, per inciso, l’Antitrust ed addirittura la bozza del nuovo disegno di legge sulla concorrenza, vorrebbero – e comprendendo anche il vecchio comodato - non tipizzate ed affidate alla singola trattativa tra proprietari di impianti e gestori, ossia ad un livello zero assoluto di contrattazione collettiva!] e, infine, alcuni gestori tradizionali hanno [o avranno] assunto il rischio di investimenti e mercato trasformandosi in indipendenti.

Tutti questi interessi e figure diverse possono/devono trovare forme di rappresentanza e tutela? E da parte di chi?

Occorre aprire la prospettiva, organizzarsi per essere la rappresentanza di tutte le figure che la legge prevede, o che il mercato ha finito per identificare in bene od in male, e che sono accumunate da problematiche comunque di confronto/scontro con la controparte, pena l’incapacità di poter rappresentare/tutelare non solo quello che è ancora il gestore del 32 /98, ma anche chi è già, sarà poi, potrebbe essere, diverso da quello, pena – per causa del mutato contesto - infilarsi direttamente nel tunnel della marginalità residuale e dell’inconsistenza.

Aprirsi forse perfino conviene, perché alcune composizioni di interessi, anche superficialmente contrastanti, oggi sono forse più possibili all’interno di una rappresentanza comune piuttosto che lasciate allo scontro incontrollato del mercato.

D’altro canto la tutela è oggi qualcosa che – a fronte dell’incattivimento della crisi e dei rapporti, a fronte del fatto che i contrasti sono materiali e non solo astrattamente sui diritti, perché della vita e della morte economica in realtà si discute - non può più essere affidata solo alla funzione storica dell’Organizzazione di «trattare» con le controparti.

In via astratta, le leggi vigenti, nazionali ed europee, hanno affermato che esiste il rischio, ed in via di fatto alcune sentenze dei tribunali hanno chiarito, che esistono situazioni individuali di oggettivo abuso di dipendenza economica nei rapporti tra aziende e gestori [nella fattispecie quelli ancora identificabili nel quadro contrattuale del comodato + fornitura in esclusiva]: i rapporti commerciali in essere che prefigurano l’abuso di dipendenza economica però non sono sporadiche situazioni individuali, ma, dal momento che le relazioni commerciali sono le stesse sotto tutte le bandiere, esse identificano in maniera generalizzata tutta una categoria sottoposta ad abuso di dipendenza economica.

E se questa è la generalità, da un lato, occorre superare, con necessarie iniziative parlamentari, il grave limite che oggi impedisce di riconoscere l’Organizzazione di categoria come legittima portatrice in sede legale degli interessi di rappresentati che sono nella quasi assoluta totalità gravati da abuso di dipendenza economica ed inibisce a stare in giudizio in forma collettiva in nome e per conto di essi [non si può essere ricusati dal Giudice per non avere titolo!], e dall’altro, occorre superare anche quei limiti statutari [oltreché mentali] che non prevedono finora alcun ruolo del genere per l’Associazione.

Ciò non significa rinunciare alla funzione di trattativa e di composizione degli interessi, ma semplicemente organizzarsi su tutti i piani che la situazione ed il livello di scontro degli interessi richiedono oggi in questa crisi di imbarbarimento delle relazioni nel settore.

IL NODO DEL PREZZO E LA QUESTIONE DEGLI ACCORDI

L’abbiamo già detto ed è meglio ripeterlo: sarebbe illusorio pensare oggi ai tavoli degli accordi con le aziende come si pensava fino a qualche anno fa, quando gli accordi si rinnovavano, fra vari tira e molla, tra pressioni crescenti per introdurre «flessibilità», ma generalmente almeno con minimi aumenti del margine economico.

Oggi ci si arriva non perché la preoccupazione delle aziende sia certo quella di rinnovare gli accordi, anzi, ma perché le aziende devono anzitutto far passare politiche commerciali sulle quali non vi è né
certezza né stabilità [né spesso idee chiare da parte della stessa società], ci si arriva a terra bruciata, dopo che l’azienda ha battuto da tempo il territorio, uomo per uomo, strumentalizzando le difficoltà e lo stato di dipendenza economica del gestore, ci si arriva con proposte economiche che - ma solo proprio nel migliore dei casi - escludono in partenza un adeguamento economico migliorativo
e che puntano, come già da tempo accade, ma sempre di più, a diminuire invece il margine, frantumandolo in mille nicchie dipendenti da variabili del tutto ipotetiche, in modo che sia difficile non solo
difendere «la intangibilità del margine», ma addirittura determinare «quanto» sia davvero il «margine» medio, qualunque esso sia in più od in meno rispetto all’accordo precedente.

In questo contesto deteriorato, arrivare ad un rinnovo degli accordi significherà forse cercare di stabilire un punto fermo da cui non avere più deroghe periodiche ed arbitrarie [è il concetto, appunto, di « intangibilità del margine», il quale una volta determinato non dovrebbe essere messo in discussione da manovre forzose ed unilaterali per peggiorarlo], significherà magari stabilire qualche regola minima, ed perciò è ancora un passaggio necessario.

Ma è anche disperdere energie, in infiniti rivoli aziendali e manovre dilatorie, alimentare aspettative sempre superiori ai risultati reali e amplificare le relative delusioni, con ciò logorando ancora di più la
credibilità delle Organizzazioni e disperdendo la categoria su tanti fronti aperti [purtroppo un’eredità che ci si è trovati a sopportare dopo la fine della contrattazione interprofessionale a seguito dell’azione
di Antitrust del 1999].

Ma tutti gli accordi possibili, di «solidarietà » o di ripiego, o anche magari i migliori accordi stipulati azienda per azienda, saranno in realtà inefficaci a salvare erogati e margini, rischieranno di essere ennesima «ARIA FRITTA», se non si mette al centro di tutto [e di tutti, controparti ed istituzioni, con interventi normativi reali, non con chiacchiere generiche né con improbabili accordi tra parti troppo squilibrate] la questione della discriminazione del prezzo di cessione, che viene oggi «pompato » di costi esclusivamente sulla rete del gestore, con ciò stornando intenzionalmente da questa erogati [e margini per «difendere» il mercato] ad esclusivo vantaggio di chi viene rifornito a prezzi di ex trarete o a prezzi stracciati sugli stessi ghost di marchio.

Stiamo cioè parlando della vera anomalia di una concorrenza drogata e fasulla, su cui nessuna Autorità ed Istituzione ha avuto da ridire, coprendosi invece occhi e naso di fanfaluche su concorrenza e mercato.

Si pensi, peraltro, che su questa anomalia del doppio canale di prezzo, per acuirne ancora di più l’evidenza, si è innestato l’aumento dei prezzi dovuto all’abuso della fiscalità sui carburanti [un tema che ci riserverà altre amare sorprese negative], che ha peraltro anche determinato buona parte dell’emorragia dei consumi.

È un tema che trascende tutte le vertenze aziendali e settoriali, che riguarda, trasversalmente, tutta la categoria, è il nodo centrale per eccellenza.

  • Equità del prezzo di cessione
  • questione fiscale,
  • resistenza contro i tentativi di abolire la contrattazione collettiva e tipizzata,

sono i tre temi su cui si deve concentrare una immediata, metodica ed insistita iniziativa sindacale ed associativa, mettendo in moto una capacità di mobilitazione e di coscienza di tutti, fuori da tutti gli «steccati» di marchio, che si esprima peraltro in modi innovativi, che significa forse non più chiudere piazzali ed impianti regalando ancora litri alla concorrenza, ma piuttosto farne una tribuna diffusa e continua da cui spiegare ad automobilisti, media ed istituzioni, quali sono le reali contraddizioni e miserie di questo settore, in cui si pompano false concorrenze ed autentici salassi fiscali.

SE LA PAURA NON BASTA PIU'

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clouseauC'é un gioco nuovo che allieta le giornate accaldate di questi primi giorni di agosto.

Non é ancora particolarmente pop ai livelli di un sudoku.

Anzi ad onor del vero viene tenuto all'interno di una ristretta elite, ma chissà...

Il gioco é semplice a dispetto di un nome complesso: "chihamessoingiroquelfottutocontratto".

In sostanza si smadonna rabbiosamente minacciando pure i passeretti perché facciano il nome del traditore della patria (o di dio, nella versione per le repubbliche dogmatiche) che ha fatto trapelare "quel" contratto (cfr. articolo del 4.8.2014), consegnandolo al nemico giurato del popolo (o della fede).

LA LEZIONE CHE ARRIVA DAI "TABACCHI"

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bob dylanOra possiamo confessarlo: noi, almeno in Fegica, di “tabacchi” non siamo stati mai particolarmente appassionati.

Non che ci sfuggisse, in termini del tutto astratti, l’opportunità commerciale che avrebbero potuto rappresentare per la categoria.

I tabacchi come, più in generale, il cosiddetto “non oil”.

IL DIRITTO ESIGIBILE

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ricostruzioneCominciano a fiorire nell'ampio parco del nostro lungo Paese, fatto di mille giardini e circa 200 tra Corti d'Appello e Tribunali, le sentenze relative a quel sempre più allargato -e sempre più spesso giuridico/legale- contenzioso tra il mondo del Gestore e quello della Compagnia petrolifera.

Si tratta di un contenzioso -é bene ricordarlo- generato da una prassi generalizzata ed ormai annosa assunta a regola dalle compagnie che dapprima cautamente hanno cominciato ad agire tra le pieghe di regole -fossero norme, contratti o accordi- che fatalmente lasciano sempre spazi alle interpretazioni, poi sempre più manifestamente hanno preso a violare persino con ostentazione quelle stesse regole.

L’INDIZIO CHE PORTA IN DOTE GILOTTI.

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gilottiIl Presidente dell’Unione Petrolifera, Alessandro Gilotti, è stato audito, nella giornata di ieri, dai componenti la X commissione attività produttive della Camera, nell’ambito dell’”Indagine conoscitiva sulla strategia energetica nazionale”.

Una relazione, quella di Gilotti, dai toni assai preoccupati per lo stato del settore e dalla quale emergono degli allarmi che saranno ormai del tutto evidenti e noti per quanti nel settore operano, ma che continuano ad essere misconosciuti, sottovalutati o trattati con indifferenza nel Paese e dalla politica in particolare, se è vero come è vero che, contrariamente ad ogni evidenza, ancora oggi la “SEN considera il petrolio una fonte residuale per la copertura del futuro fabbisogno energetico italiano.”

RINNOVO ACCORDI: TRA MEMORIA DEL PASSATO E RICERCA DEL FUTURO. UN PASSAGGIO CHE RICHIEDE RESPONSABILITA'

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cosa le costa provare 2Ci sono passaggi nella storia di una collettività, come d'altra parte nelle storie individuali di ciascuno di noi, che sono destinati a modificare profondamente il corso degli eventi futuri fin quasi ad ipotecarne la loro inevitabilità, nel bene o nel male.

Essere consapevoli di questi passaggi e delle loro conseguenze anche a lungo termine nel momento stesso in cui si compiono, obiettivamente non é esercizio facile.

Ma, tenuto conto della posta che spesso si mette in gioco, sarebbe almeno buona norma fare lo sforzo di tentare.

Anche perché, molto più spesso di quanto si sarebbe portati a credere, da questo dipendono effetti significativi anche sulla vita di altre persone e persino di intere collettività.

In altri termini si potrebbe parlare di senso di responsabilità.

RETISTI E GESTORI ALL'AGCM: RILIEVI SU CONTRATTO DI COMMISSIONE INFONDATI

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pensieroso"Non riteniamo condivisibili le preoccupazioni esposte dall'Autorità in ordine all'assetto concorrenziale derivante dall'art.19 del contratto che abbiamo stipulato ed invitiamo pertanto l'Autorità stessa a riconsiderare le sue valutazioni."

E' con queste parole che si conclude la comunicazione congiunta di Assopetroli, Grandi Reti, Faib, Fegica e Figisc in risposta ai rilievi formulati dall'Antitrust e affidati ad una comunicazione del 18 dicembre scorso, in relazione al modello di Contratto di Commissione oggetto dell'Accordo del 8.10.2013 tra le Associazioni di categoria dei retisti indipendenti e dei gestori.

Assemblea dei Gestori a Barletta

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Questa sera alle ore 20.00 in Piazza Castello a Barletta (BA), presso l'impianto di distribuzione carburanti Esso la FEGICA Puglia e Basilicata hanno indetto un'assemblea di Gestori.

Le finalità dell'incontro saranno il controllo della regolarità urbanistica e il progetto Ipercoop, successivamente all'incontro verrà richiesto l'accesso agli atti. Alla assemblea saranno presenti il Segretario Nazionale Fegica Cisl Domenico Guastamacchia ed il Sig. Pietro Forcella di Fegica Foggia che porterà la sua esperienza e dimostrerà le iniziative assunte dalla Federazione e dai gestori per riportare a condizioni di sostenibilità le attività dei gestori di Foggia, minacciate dalla stessa industria petrolifera che fornisce gli impianti della GDO.

FOLLIA EXTRARETE: LE PETROLIFERE SCONTANO 20 CENT ALL'IPERCOOP DI FOGGIA. I GESTORI IN SCIOPERO PER 7 GIORNI

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folliaMentre l'intero settore si interroga e tutta l'attenzione della "politica" (con rispetto parlando) è attratta dal come fare a chiudere 5000 impianti incompatibili -o, come ci tengono ad insistere in Unione Petrolifera, insicuri- per ottenere 7 millesimi/lt di risparmio (!?).

Mentre i grandi manager dell'industria petrolifera italiana si affannano a spiegare ai gestori che, per combattere gli effetti devastanti delle scelte di cui sono essi stessi pienamente responsabili, è sufficiente che i gestori stessi rinuncino, dopo che ai litri che gli sono stati sottratti, anche ad un'altra quindicina di millesimi di margine.

HISTORIA MAGISTRA VITAE: LA STRATEGIA CONTRO LA FORZA

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Alla fine della Prima Guerra Punica i Romani, fortunosamente vincitori nelle battaglie navali fra le isole Eolie e Milazzo, occuparono tutta la Sicilia (ma anche Sardegna e Corsica) ed imposero ai Cartaginesi pesanti tributi.

La conquista di alcune colonie in Spagna e di molti territori consentì a Cartagine di continuare a pagare i debiti contrati con Roma.

Cartagine, però, aveva l'obbligo di non superare il fiume Ebro che segnalava il limite di demarcazione invalicabile contenuto nell’accordo di pace con Roma.

Morto Amilcare, Asdrubale (genero di Amilcare), consolidò la presenza cartaginese in Spagna: presenza che venne ampliata dal giovane Annibale cui l’esercito affidò la guida dopo l’uccisione di Asdrubale.

Annibale, incurante degli impegni assunti da Cartagine, espugnò invece la città di Sagunto, legata ai Romani da un trattato militare, e passò il confine del fiume Ebro.

Dopo la capitolazione e la distruzione di Sagunto i Romani, in torto per non aver offerto alla città alleata l’appoggio previsto dal trattato militare, chiesero a Cartagine di pagare nuovi danni di guerra e, soprattutto, di consegnare a Roma il generale Annibale che si era macchiato della violazione del trattato sottoscritto fra Roma e Cartagine stessa alla fine della Prima Guerra Punica.

la bataille de zamaIl rifiuto di accettare le condizioni romane provocò l’inizio della Seconda Guerra Punica che, questa volta, non si combattè -come la prima- per mare ma per terra ed in Italia.

Annibale sbaragliò ogni resistenza forte del suo esercito e, soprattutto, dell’uso bellico degli oltre 200 elefanti che vennero impiegati in battaglia.

LA VOGLIA DI GODERSI LO SPETTACOLO DEI CRISTIANI NELL’ARENA

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giraffedi Alessandro Zavalloni

Ci risiamo.

La tentazione impellente di offrire ad un mondo ritenuto largamente distratto e inconsapevole, quale sia la (giusta) rotta per il Progresso, la Modernità e lo Sviluppo -in una parola, l’Evoluzione- riemerge periodicamente così forte da non poter essere contenuta da un minimo di riflessione più paziente ed attenta.

Capita, quindi, che la recente comunicazione congiunta delle Organizzazioni di categoria dei Gestori indirizzata al neo Ministro Zanonato solleciti incontenibile la riprovazione di attenti osservatori.

Secondo questi, infatti, nella comunicazione di Faib, Fegica e Figisc si nasconde -nemmeno tanto velatamente- “il desiderio di una Santa Alleanza per mantenere in piedi il vecchio sistema distributivo”, una “fuga in avanti” rispetto agli “alleati”, la voglia di “mantenere in vita le inefficienze”, la pretesa di tornare al “tempo in cui compagnie, retisti e gestori si potevano limitare a spartirsi una torta che era abbondante”, il tentativo di mettersi “al riparo dalla concorrenza”, il capriccio di non far “emergere i migliori” e di impedire che siano “esclusi i meno adatti”.

LA LEZIONE DI SHELL

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conchigliadi Roberto Di Vincenzo *

Quanto sta accadendo con Shell è un fatto grave e molto più che preoccupante.

E sarebbe sbagliato considerarlo un fulmine a ciel sereno o la conseguenza, spiacevole ma inevitabile, della crisi generalizzata di questi anni.

La crisi, semmai, coglie la distribuzione carburanti e più in generale il petrolio (ma discorso simile potrebbe essere fatto sull’energia) in una situazione di degrado tale da risultare ragionevolmente assai arduo recuperare.

GIUSTIZIA E SOLIDARIETA'

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basta abusiI "casi" Ilva, Finmeccanica, Eni-Saipem, MPS e via dicendo non fanno altro che confermare quanto sia guasto e compromesso da metastasi il cosiddetto "sistema Italia".

Sarebbe perciò più corretto cominciare a parlare di "caso Italia", anche per evitare che l'arresto di questo, la rimozione di quello o le dimissioni dell'altro finiscano per produrre quella "buona coscienza a buon mercato" che mette tutti tranquilli fino al prossimo riprovevole accadimento, invece che costringerci a guardare, oggi, profondamente in noi stessi avvertendo l'insopprimibile urgenza di una riforma vera e condivisa.

Che esista una "questione legalità" -abnorme discendente della "questione morale" evocata già alla fine degli anni settanta- é ridicolo anche solo pensare di negarlo.

ODIO GLI INDIFFERENTI

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antonio gramscidi Antonio Gramsci

Odio gli indifferenti.

Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare.

Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

I CATTIVI CONSIGLI ACCETTATI DAL MISE

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serpente evaLo sciopero inizierà questa sera alle 19.00 su rete ordinaria e alle 22.00 su quella autostradale.

Sarà una grande prova -possiamo già dirlo per tutte le indicazioni che stiamo raccogliendo in queste ore- di compattezza, maturità e determinazione.

D’altra parte, si tratta di una prova senza appello: i gestori, ciascun gestore è chiamato a decidere se esserci o meno, se stare di qua o di la, senza alibi e senza incertezze.

Il nostro esame stiamo per darlo, quindi.

Eppure, per qualcuno, quel che doveva compiersi, si è già compiuto.

E i fatti hanno sancito il suo fallimento.

DIRETTA STREAMING FEGICA: PROVE TECNICHE DI PARTECIPAZIONE

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wlalibertaLa prima assoluta, il 21 novembre, con la diretta integrale dell'Assemblea nazionale degli "stati generali" di Faib, Fegica e Figisc (clicca qui se te la sei persa).

Poi, martedì scorso, la prima "conversazione" con Di Vincenzo e Timpani (clicca qui se te la sei persa), per illustrare e commentare l'incontro al Ministero dello sviluppo economico della mattina.

Esperienza che sarà replicata lunedì prossimo, sempre al termine della nuova convocazione del sottosegretario De Vincenti che si preannuncia decisiva, prima dello sciopero nazionale del 12 e 13 dicembre.

LA LEGGEREZZA DI HANNA

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hannah arendtENI PRESENTA LE SUE TESI AL SENATO.

pubblicato su

CD FLASH n.08-2012 del 11.6.12

della redazione

Ad Hannah Arendt, splendida filosofa tedesca, una certa ortodossia ebraica non ha mai perdonato una pretesa (e infondata) "leggerezza" nel trattare dei criminali nazisti.

Nel leggere le migliaia di pagine dell'interrogatorio dell’ex impiegato della Standard Oil, Adolf Eichmann, in alcuni passaggi -afferma la Arendt in una nota intervista- non ho potuto trattenermi dal ridere a crepapelle.

BENZINA, LA RICETTA DELLA CISL

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gianni baratta 335x269Dalla produzione al fisco. Quattro leve di intervento per favorire il sistema economico e alleggerire il costo per i cittadini.

Tra le priorità individuate: investimenti sulla raffinazione, ristrutturazione della rete di distribuzione, sterilizzazione dell’Iva e applicazione della cosiddetta “accisa mobile”.

di Gianni Baratta *

Il settore energetico è cruciale per l’assetto economico del nostro Paese sia da un punto di vista industriale per i riflessi occupazionali e di sviluppo, sia per la competitività del sistema Italia e per il potenziale di sviluppo di innovazione tecnologica che può generare.

Nel capitolo -ampio- delle politiche energetiche è necessario individuare le direttrici fondamentali di ragionamento che consentano di circoscrivere in un unico quadro sia gli interventi per il settore industriale che quelli a favore dei lavoratori e dei pensionati (in termini di riduzione del prezzo dell’energia in generale e della benzina in particolare), dal lato fiscale.

50 euro

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Li dai al benzinaio. Ma a chi gonfiano le tasche?

Platts

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Cosa si nasconde dietro la quotazione internazionale

Mercato

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Tante liberalizzazioni nessuna liberalizzazione

Selfizzazione

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Mettono il self service e lo chiamano progresso

Pompe bianche

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Il segreto? Comprano in extrarete e senza esclusiva