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HANNO FATTO UN DESERTO E LO HANNO CHIAMATO PACE. LA CATEGORIA CHIAMATA A FARE I CONTI CON I DANNI COLLATERALI CHE IL MINISTRO PATUANELLI NON VEDE

macerie desertoIl prossimo 4 Marzo -coronavirus permettendo- si terrà la 3^ riunione del tavolo Automotive presso il Mise: all'ordine del giorno “Gruppo Offerta”. Abbiamo già espresso la nostra opinione sull’andamento della riunione del 17 febbraio ma, considerato il silenzio che avvolge il nostro settore (che fa’ fatica a schierarsi), immaginiamo che anche la prossima riunione sia in linea con quanto accaduto fino ad ora. Il tema all’ordine del giorno è chiaro: si va verso un sistema di distribuzione a “trazione elettrica” attraverso la quale i monopolisti di questa “risorsa” virtuale -se così la si può definire- pensano di trarre ogni vantaggio a scapito del resto dell’offerta.

Ora, questo sarebbe anche giusto se alla partenza fossimo tutti dietro lo stesso nastro e se tutti i competitor avessero le stesse chance di fare la corsa.

Prima di esaminare qualche dettaglio ci sembra utile mettere a disposizione qualche informazione sul tema (di quelle che fanno fatica a “bucare il video”): 1 litro di benzina o di gasolio, costano -al pubblico- meno di una bottiglia di acqua minerale (0,540 la benzina e 0,564 il gasolio verso un prezzo medio al pubblico rispettivamente di € 1,547 e € 1,4419 la differenza la fanno le tasse.

Per intenderci quelle che tutte le sere qualcuno promette di abbassare. Queste tasse che vanno sotto il nome di accisa ed Iva (oltre alle addizionali regionali) consentono allo Stato di incassare oltre 40 Miliardi di gettito (equivalente a due/tre leggi finanziarie).

Ciò, nonostante il gravame dell’accisa sia diverso per prodotto (il gpl ed il metano detengono il record della bassa tassazione che giustifica il ridotto prezzo al pubblico).

C’è di più: quando il nostro Paese si è concentrato sulla produzione di energia fotovoltaica, ha fatto ricorso a massicci incentivi che hanno reso quasi gratuita l’installazione (con obbligo di riacquisto del surplus prodotto ad un prezzo non proprio competitivo).

Questa rincorsa è costata allo Stato -e, poi, come vedremo, ai cittadini- una cifra irrisoria: miliardi che sono stati spalmati sulla bolletta elettrica per i prossimi anni. In altre parole il fotovoltaico è pagato anche da chiunque accenda una lampadina. Anche da 5 Watt.

Provate a “leggere” -ammesso che sia comprensibile- una bolletta elettrica: gli oneri di sistema (che vuol dire contributi al fotovoltaico, alla costruzione ed allo smantellamento delle centrali elettriche o nucleari) valgono circa ¼ dell’intero ammontare cui deve essere aggiunta l’Iva. Non è un caso che, anche la pubblicità dei fornitori di utility, per non incappare nelle sanzione dell’Agcm, insiste sul fatto che lo sconto riservato ai nuovi “abbonati”, riguarda solo la “componente energia” Rispetto a questa “fonte” (o importazione) si dovrebbe dire chiaramente con quale “combustibile” si produce.

Si scoprirebbe che il carbone ha ancora una parte significativa e che l’importazione spesso avviene da “stabilimenti” che utilizzano, oltre al carbone, l’energia nucleare.

Ma dire queste cose non è polically correct e, quindi, chi sa, tace (tranne noi che insistiamo, inascoltati, da tempo su questi argomenti rispetto ad altri che non disturbano il manovratore e magari gli garantiscono corposi margini di profitto (basterebbe guardare i bilanci di questi paladini del “green” per rendersene conto).

Abbiamo deciso di insistere su questo argomento (così come facemmo -altrettanto inascoltati- nel 1998, sulla privatizzazione delle autostrade) perché, alla fine, quello che conta, in una democrazia, in uno Stato di Diritto, è la ricerca della verità, che è la sola cosa che rende davvero liberi. Ora tutti scoprono -come se venissero da Marte- che l’affidamento delle Concessioni fu un “vulnus” contro uno Stato che aveva realizzato con soldi pubblici (cioè di tutti) un’infrastruttura essenziale per la mobilità del Paese cedendo i profitti che dovevano compensare l’investimento, a soggetti privati. Peraltro garantendo loro tariffe da gioielleria (come dimostrano i bilanci dei Concessionari).

Temiamo che, per inseguire l’utopia (per giunta da parte di uno Stato in “bolletta”), fra qualche anno ci ritroveremo a fare gli stessi ragionamenti dopo la sbornia dell’elettrico. Dove credete che verrà “prelevato” (con più o meno destrezza) il minore gettito che si produrrà con il progressivo abbandono dei combustibili fossili? Certamente sulla bolletta elettrica di ciascuno di noi che -anche se non si potrà permettere l’auto tutta elettrica- dovrà pagare per chi se la può permettere (magari solo perché fa status).

Se fossimo in vena di giocare con la retorica, potremmo certo sostenere che la signora di 85 anni che vive nel paesino e che consuma pochissima energia elettrica (per risparmiare un po’ della magra pensione), pagherà per il “ricco” che gira a bordo di una vettura da 200mila €uro! Ma, questo è un problema che dovrebbe interessare la Politica (con la P maiuscola) chiamata a garantire equità e pari opportunità a tutti i cittadini. Ma il ragionamento sembra che non interessi. Che sia sacrificabile sull’altare dello slogan (o della scorciatoia).

Per tornare alle nostre “povere cose”, la nostra Categoria sarà chiamata a garantire la transizione (con volumi significativamente ridotti nel giro di 5/10 anni) e con un numero di impianti che solo la miopia di industria petroliera e retisti non consente di vedere. E’ come il terremoto di Pompei: la terra trema, il Vulcano erutta, ma tutti pensano di sfangarla rimanendo nella loro residenza dorata. E, come è andata a finire, lo sappiamo tutti!

Un settore che avesse la capacità di leggere -oltre al “girar di tamburelle”- anche un pizzico di futuro, si comincerebbe a preoccupare e non a dire (a mezza bocca) ai Gestori che potrebbero (e dovrebbero) rivendicare il diritto a fare il presidio delle colonnine elettriche. Come se queste donne e queste uomini, non avessero dignità. Contenti di accontentarsi di una “mancetta”.

Quindi il debordante pensiero (?) unico trova fertile terreno nell’arretramento, anche culturale, di un pezzo importante del settore, della controparte dei Gestori, ancora una volta lasciati soli a reggere le sorti del settore.

Ci vorrebbe uno scatto d’orgoglio; una presa di coscienza collettiva; un’elaborazione strategica ed una visione di scenario da mettere a fattor comune; un’accelerazione sul piano della ristrutturazione della rete senza trincerarsi dietro i “non possumus”; un confronto sui diritti che non possono essere più negati ad una Categoria che, a ben vedere, è l’unico diaframma rimasto fra la situazione attuale l’abisso del futuro che si va delineando.

Difendere astratti privilegi e posizioni (anche contrattuali) di (presunta) forza non cambierà -ne siamo certi- il destino del settore. Alla faccia delle cicale!

Certo le nostre riflessioni possono apparire al limite della banalità ma siamo convinti che se il settore -unito- non prova ad invertire la tendenza non ci saranno grandi possibilità: tanto per un’industria petrolifera che sembra sempre più incline alla smobilitazione ed al cambio di ruolo (arretrando a monte del down stream), quanto per quella “massa” di retisti (fra cui molti ignavi) che, senza alcuna struttura (ed ancor minore visione) ancora sperano di essere gli unici candidati a moltiplicare le proprie rendite.

E, nel frastuono, di un settore vitale per l’economia del Paese ma consegnato inesorabilmente al declino, la Politica tace: più attratta dalle luci della ribalta dell’elettrico (che ne garantisce più del fossile) che dai problemi del Paese. Del futuro di milioni di cittadini alle prese con l’incertezza del domani (ed ancor più dell’oggi).

Su questi argomenti, ancora non è pervenuta una risposta chiara: o meglio una risposta -che abbiamo molto apprezzato- è venuta dalla X Commissione Industria della Camera che ha approvato, all’unanimità, la risoluzione De Toma che impegnava il Governo ad intervenire per modificare -strutturalmente- le storture del settore. Purtroppo il Governo fino ad oggi ha taciuto: così come ha taciuto il Ministro Patuanelli sempre più attratto dalle “fantasie” sulla mobilità elettrica che dai problemi, reali, che le categorie pongono.

E senza le categorie, oggi, non sappiamo quale futuro potrà esserci. Sia chiaro: le categorie tra cui la nostra- non vivono di nomine ai vertici delle Aziende “pubbliche” ma di piccoli fatti concreti che sarebbe il tempo che il Ministro ed il Governo cominciassero ad adottare. Noi, comunque, continueremo ad insistere.


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