Gio09072020

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Back COMUNICAZIONE CD CONTRODISTRIBUZIONE MOBILITA’ ELETTRICA: ANCOR PRIMA DI DISCUTERE IL MERITO, E’ COMINCIATO UN INDECOROSO ASSALTO ALLA DILIGENZA.

MOBILITA’ ELETTRICA: ANCOR PRIMA DI DISCUTERE IL MERITO, E’ COMINCIATO UN INDECOROSO ASSALTO ALLA DILIGENZA.

assalto-alla-diligenzaI GESTORI, SECONDO IL MINISTRO PATUANELLI, NON SONO PREVISTI E POSSONO ESSERE SACRIFICATI. ALTRO CHE UNO VALE UNO!

Bisognerebbe avere il coraggio civile di dire la verità. Tutta la verità. Senza confondere strumentalmente il vero con il verosimile. Tanto per suscitare emozioni, raccattare qualche attenzione qualche applauso da una platea interessata ai quattrini o da media distratti o convertiti al nuovo che avanza.

Invece, alla corte del Ministro Patuanelli verità e riflessione critica hanno lasciato il proscenio -senza che alcuno si scandalizzasse- ad un più prosaico assalto alla diligenza, in nome di una mobilità elettrica, ormai vero totem da adorare e panacea di ogni male (ambientale). Secchio della spazzatura -differenziata, s’intende- nel quale gettare tutto quello che non è condiviso dai nuovi pasdaran dell’elettrico (nel frattempo moltiplicatisi).

Con una presentazione asciutta (ma assertiva), sono state evocate suggestioni, emozioni, scenari da favola nel quale a vincere è il Paese del Mulino Bianco dove tutto è perfetto; dove l’albero è verde, l’uccellino cinguetta, il fiumiciattolo non esonda travolgendo tutto ciò che incontra e i cittadini che lo abitano sorridono e cantano le lodi del mondo perfetto. A nostro avviso, si sono cimentati con una rappresentazione di un futuro che -al momento- non esiste: pieni di certezze che finiranno per creare una situazione di ulteriore confusione.

Così si ipotizzano -al 2030- 6,1 milioni di vetture elettriche (ovviamente a fronte di copiosi incentivi) che si riforniranno presso 3,41 milioni di stazioni di ricarica (pubbliche e private); così come servono riduzioni sulle tariffe per accelerare il processo.

E se, in questo modo, circa 100mila fra Gestori ed addetti saranno espulsi dal mercato del lavoro, ciò verrà considerato come un effetto collaterale per raggiungere il nuovo Eldorado.

Scenario che il Ministro ha confermato quando le Organizzazioni dei Gestori hanno posto -insieme ad altre questioni- l’esigenza di comprendere cosa questa accelerazione avrebbe comportato per la Categoria.

Quanto alla risoluzione parlamentare adottata, tre mesi fa', all’unanimità dalla X Commissione della Camera dei Deputati- il Ministro ha taciuto (come è suo costume dal suo insediamento). Niente nemmeno sul piano della ristrutturazione delle rete che, allo stato, non appare più differibile (anche se fa meno notizia dell'elettrico) Al Ministro (ed al suo staff così bene informato) vorremmo quindi porre qualche domanda:

Signor Ministro, in questo Paese a forza di suscitare emozioni (e fantasmi), il conto è sempre stato fatto pagare ai cittadini: questo è valso per il nucleare (che abbiamo pagato per fare e, poi, per disfare; è valso per i decreti "sblocca centrali" per nuove centrali elettriche che abbiamo pagato -prima per costruirle e, poi, per dismetterle-; è valso per il fotovoltaico che, grazie a notevolissimi incentivi si è diffuso in tutto il Paese ma il cui costo è pagato dai cittadini.

Miliardi investiti -spesso inutilmente- che oggi gravano sulla bolletta elettrica attraverso la quale presumibilmente transiteranno anche le Accise derivanti dai combustibili fossili che verranno sostituiti (e parliamo di oltre 40 Miliardi/anno).

Non sa sarebbe il caso di dirlo -con chiarezza e dovizia di numeri- ai “cittadini italiani”?

E, poi, signor Ministro sarebbe opportuno raccontare che l’inquinamento è un fatto sovranazionale (non si possono mettere confini, barriere o dazi all’aria) e che mentre in Italia si vorrebbero obbligare i condomini a mettere le colonnine per la ricarica elettrica anche per i motorini, in Germania, ad esempio, si continuerà ad utilizzare carbone per produrre elettricità fino alle soglie del 2040 (dopo la chiusura delle centrali nucleari), che la Polonia utilizza il carbone per produrre circa l’80% dell’energia elettrica di cui ha bisogno. Certo, ci sono 100 Miliardi del Piano europeo Von der Leyen da cui attingere (la metà dei quali, però, già prenotati dalla Germania per chiudere le circa 80 centrali a carbone).

Se la smettessimo di raccontare “favole” agli italiani forse sarebbe meglio e risparmieremmo pure alcuni miliardi di €uro che gli stessi cittadini saranno chiamati a pagare.

A proposito, poiché siamo curiosi, ci piacerebbe sapere dove il nostro Paese prenderà i quattrini (e ne servono tanti) e dove prenderà l’energia elettrica per far fronte ai picchi di richiesta che, indirettamente, viene stimolata (dagli incentivi) se è vero che la stessa Svezia sta chiedendo ai propri cittadini di ricaricare le auto “a casa” vista la difficoltà di far fronte alla richiesta di approvvigionamento sulla strada.

O forse, signor Ministro lei pensa che sia sufficiente fermare -come accaduto a Roma- le auto Euro6D e far circolare mezzi pubblici Euro2/3 tanto per stimolare la domanda di auto più o meno "ecologiche"? Una follia!

Ha pensato al fatto che gli italiani, in questo momento hanno qualche difficoltà ad acquistare una vettura elettrica o ibrida; ha pensato di dire loro quanto costa un “pacco batterie” o quanto costa smaltirle (se non sul ciglio della strada). O qualcuno si è posto il problema sulla riduzione -in questa grande confusione mediatica- della propensione dei cittadini a svecchiare il parco vetture circolanti (se acquisto un benzina o un diesel di ultima generazione, potrò circolare nei prossimi anni?).

E, intanto, la produzione mostra segni di logoramento.

Insomma ci vorrebbe il coraggio di dire che la “vocazione green” va di pari passo con una diminuzione delle condizioni di “privilegio” che il mondo occidentale ha vissuto (e sarà difficile da far digerire ai cittadini di quei paesi che non hanno ancora goduto -nemmeno in minima parte- di alcun privilegio, che devono rinunciare a qualcosa che non hanno mai assaporato). Perchè così è stato deciso.

Se dovessimo creare uno slogan, sempre gradito agli amanti del genere, dovremmo dire: "Meno confort, ad un prezzo più alto".

Perché questa e non altra è la verità.

Su questi temi, però, non c’è stato alcun confronto e le domande sono rimaste senza risposta perché l’obiettivo come ci è sembrato cogliere- è quello di dare rassicurazioni a (quasi) tutti sul fatto che ci saranno incentivi, sgravi, agevolazioni, tagli delle tariffe, finanziamenti pubblici per facilitare il raggiungimento di quegli ambiziosi traguardi previsti dal “Piano” .

Certo, le nostre posizioni rischiano di apparire come di totale rifiuto di una modernizzazione del Paese (e di una riduzione dell’inquinamento considerata da tutti, essenziale), ma così non è. Noi siamo contrari al conformismo imperante, al ruolo di chi vuole banchettare con ciò che è rimasto di uno Stato, troppo spesso utilizzato come “vacca da mungere”.

Senza memoria del passato e scarso interesse per il futuro di quelle generazioni alla quali, arbitrariamente, pretendiamo di dar voce.

Ci dispiace deludere chi vorrebbe cacciarci nel ruolo di “quelli contrari, a prescindere”.

Così non è: noi vorremmo che queste iniziative vengano discusse, veramente, con i cittadini e le categorie interessate. Senza intermediazioni culturali.

In fondo rappresentiamo una Categoria che da anni chiede di ridurre il numero degli impianti per dare una possibilità di futuro alla nostra gente.

Non abbiamo avuto grande udienza e, anzi, in nome della concorrenza, i distributori sono aumentati e le vendite dimezzate. Nell’indifferenza di un industria petrolifera un po’ cialtrona e di una politica che guarda al dito anziché alla luna come sarebbe giusto che fosse.

Ecco perché ci batteremo contro questo vero e proprio sopruso consumato sui Gestori in nome di un interesse che non appare così nobile come lo si descrive.

Ci batteremo perché il Governo applichi la risoluzione parlamentare; ci batteremo perché di fronte a manifeste ingiustizie non si può rimanere in silenzio (come il Ministro dovrebbe ricordare).

Ci batteremo per avere una transizione energetica regolata e ragionata nella quale a vincere non siano i soliti noti e la loro voglia di fare incetta di soldi pubblici.

Ci batteremo perché la nostra gente mantenga il diritto ad un futuro di dignità e non di assistenzialismo.

Ci batteremo perché crediamo che un altro modo di fare le cose sia possibile.

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