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I NETTI NO! DELLA FEGICA

no segnaleObbligo per i Gestori di emissione della fattura elettronica dal 1/7/2018, senza correttivi alla norma? La Fegica, dice NO!

All’equivoco del credito di imposta sul costo della moneta elettronica; senza correttivi alla norma che equiparino le transazioni fra carte di credito e di debito, che detassi i rimborsi e li renda fruibili trimestralmente; senza fissare un tetto alle commissioni bancarie che agiscono (nel silenzio totale) in regime di Monopolio (e che stanno raddoppiando -sempre nel silenzio- le commissioni) la Fegica dice NO! E’ GIUNTO IL MOMENTO DI AGGIUNGERE UN SECONDO NO! ALLO STRAPOTERE DELLE BANCHE ED A UN SISTEMA DI FAVORI CONTRO CHI PRODUCE!

I Gestori hanno margini di appena il 2% sul prezzo al pubblico ma pagano sull’intero importo. Ribadiamo che, se proprio non si trova una soluzione per paura di toccare i privilegi degli intoccabili del denaro, ognuno -Erario, fornitori, intermediari e Gestori- paghi per la quota di prezzo rimane a sua disposizione.

Alla trasmissione elettronica dei corrispettivi senza che i Gestori siano stati dotati degli strumenti (nei tempi necessari) e senza che venga prima chiarito come si comporterà l’Amministrazione sul quel 40% di chioschi senza Gestore o con Gestore senza contratto o senza i contratti previsti dalla Legge, la Fegica dice NO!

Al convincimento diffuso che la lotta all’illegalità -che colpisce prevalentemente i Gestori esclusi da ogni competizione sul Mercato (nel silenzio dell’Agcm)- si faccia caricando la nostra Categoria di ulteriori, assurdi e cervellotici, gravami, lasciando che altri segmenti della filiera trovino le loro compatibilità (dai contratti al Platt’s a differenziali fra servito e self che, ormai, diffusamente, superano i 40 €cent/lt. cioè 12 €cent/lt. su tutto l’erogato), la Fegica dice NO!

Ai furbetti che pensano di speculare nel breve, approfittando della stanchezza e della rabbia che monta nella Categoria sperando, con parole d’ordine che colpiscono l’immaginario (ma senza avanzare alcun proposta concreta), di dimostrarsi i “Paladini” dei diritti (sempre pronti, però, a nascondere la polvere sotto al tappeto), la Fegica dice NO!

Abbiamo voluto aprire questo numero ricordando che non ci si può aspettare che -magari per responsabilità- si dica sempre SI’!

Qualche volta i SI’ sono necessari, qualche volta sono tattici, altre volte sono strategici. Altre volta ancora sacrosanti!

Tra il SI’ ed il NO! esiste spesso un confine sottile che nasce dalle condizioni storiche, da quelle di contorno, dalla sordità della tua controparte, dal silenzio assordante della politica, del Governo e della Pubblica Amministrazione, dal progressivo peggioramento delle condizioni generali nelle quali si fa fatica ad esercitare la rappresentanza.

La vicenda con la quale abbiamo aperto è emblematica della difficoltà di fissare un confine netto fra SI’ e NO!

Nei mesi passati il MEF, alla ricerca di strumenti per mettere sotto controllo il fenomeno dell’illegalità ha ridisegnato una mappa di normative per scoraggiare le frodi (soprattutto di Accisa ed Iva) adempimenti -alcuni nobili, altri stringenti- per dare forza ad un’azione di sostanziale “repressione” dell’illegalità che, ormai, come è evidente a tutti, interessa circa un quinto dei volumi di carburanti commercializzati nel nostro Paese.

A dire il vero, avevamo lanciato in epoca non sospetta un grido di dolore che è rimasto per lo più inascoltato quando non liquidato con la solita tiritera che i prezzi li fa’ il mercato e che la rappresentanza dei Gestori pensa di ricostruire un passato che non verrà più.

Tutti sugli attenti, quindi, W il mercato! Anche quando abbiamo dimostrato che operatori -definiamoli spregiudicati- vendevano al pubblico ad un prezzo largamente inferiore alla quotazione Platt’s del momento (oltre 10 €cent/lt). Tutto corredato da foto, statistiche e tabelle.

Ci è stato risposto da MisterPrezzi che non si poteva attivare alcuna procedura considerando, appunto, che i prezzi erano bassi e, quindi, a vantaggio dei consumatori.

Evidentemente se le cifre hanno raggiunto il livello che prima abbiamo ricordato, ad attivare la “macchina repressiva” è stata innanzitutto l’ingordigia e la “ragionevole aspettativa” di rimanere impuniti.

Malgrado che tutto questo generasse un mancato gettito per l’Erario di alcune decine di miliardi di euro che, non raramente, tali ottimi imprenditori destinano, ancora oggi, ad altre attività.

Poi c’è stato prodotto proveniente dalla Libia e da altri territori martoriati dalla guerre (anche per il petrolio) e che per qualche tempo ha costituito la fonte maggiore di finanziamento dell’Isis, oltreché di qualche Ras. Locale e non.

Adesso che non è più un tabù, si è aperta la gara per dimostrare chi è più bravo a combattere l’illegalità.

Quindi un fiorire di iniziative, convegni, confronti, sottosegretari particolarmente attivi, protocolli d’intesa dai quali, per riflesso e consuetudine, sono stati rigorosamente tenuti fuori i Gestori perché “non si intonavano con la tappezzeria”.

I Gestori che, in forza del regime di acquisto in esclusiva (per favore risparmiateci la lezioncina sulla proprietà degli impianti), sono manifestamente la parte più colpita non avendo nelle mani che un miserrimo margine -taglieggiato in nome della concorrenza avviata a colpi di “scontoni della domenica”- sono stati chiamati a far parte della compagnia quando fra i “paladini della legalità” si sono aperte le prime crepe: un conto è scagliarsi gratis contro l’illegalità (pensando che il conto lo paghi qualcun altro) e finire sulle pagine dei giornali; un altro è dover rinunciare ai benefici goduti dall’allentamento ultra decennale del contesto regolatorio.

Ovviamente i Sindacati dei Gestori hanno chiarito subito che l’illegalità si combatte anche applicando -sul piano della adesione volontaria alle regole- le norme obbligatorie e vigenti (su cui, nel frattempo, si sono esercitati, facendone la fortuna, numerosi legulei di quarta fila) che regolano i rapporti tra i Gestori da una parte e compagnie e retisti dall’altra.

Se non altro, in nome di un principio di ragionevolezza: se si lascia intendere che le norme possano essere violate impunemente (magari per un proprio malinteso vantaggio immediato), fatalmente ci sarà sempre qualcuno altro, più “disinvolto”, che dalla violazione delle regole trarrà un maggiore vantaggio competitivo che finirà per inquinare irrimediabilmente il mercato.

Per un anno quel tavolo è rimasto fermo in attesa che il sottosegretario si decidesse ad intervenire con norme specifiche nel settore, cosa che, per onestà intellettuale, dobbiamo dire che ha cominciato a fare prima di lasciare l’incarico.

Fra norme specifiche ed il moltiplicarsi dell’attività repressiva della Guardia di Finanza, a dimostrazione delle nostre prime e solitarie denunce, siamo arrivati all’epilogo parlamentare dello scorso autunno.

Seguendo altre strade, nel frattempo, siamo riusciti a rappresentare al Viceministro Casero, che i provvedimenti fiscali dei quali si era cominciato a parlare in assenza dei Gestori, avrebbero potuto essere accompagnati da incentivi all’uso della moneta elettronica per ottenere un sensibile contenimento dell’evasione anche nella parte finale del consumo.

La collaborazione attiva dei Gestori era però legata al fatto che si fosse finalmente impedito il prosciugamento del 50% del margine lordo del gestore in forza delle commissioni imposte dal sistema bancario sulle carte di credito e bancomat.

A fronte della disponibilità di Casero (di cui abbiamo ampiamente dato atto) sulla annosa questione, a ridosso di Natale veniamo messi di fronte al fatto compiuto -con il miope applauso dei soliti “paladini della legalità” purché paghi qualcun altro- che l’illegalità si sconfigge con la fattura ed i corrispettivi elettronici.

Non c’è davvero chi non veda, avendo anche un solo occhio, che né la rete né tantomeno i Gestori sono strutturalmente nelle condizioni di “adempiere”, malgrado le ironie di quelli che ancora sostengono che ai Gestori basterebbe uno smartphone ed una app.

Cosa che hanno capito benissimo decine di soggetti che ora assediano Gestori e intero settore con l’offerta commerciale onerosa di nuovi software e applicazioni già pronti prima che il resto del mondo possa ancora conoscere le istruzioni operative dell’Amministrazione.

Insomma un altro regalo del “settore”, dopo aver ingurgitato senza manco un colpo di tosse l’OsservaPrezzi utile solo per far giocare gli amanti della statistica e a far comminare multe salate da Comuni alla ricerca di denaro facile a qualche Gestore che ritarda anche un giorno ad aggiornare i prezzi.

Quegli stessi prezzi a lui imposti che spesso lo mettono (impunemente) fuori mercato e che deve (danno oltre la beffa) pubblicare perché meglio possa essere penalizzato (e magari essere considerato un ladro) in confronto a quelli di coloro che “sanno fare concorrenza” solo perché delle regole e della legalità fanno strame in bella vista.

E, in cambio, nessuna certezza neanche sulle carte.

La norma approvata, al momento, non assicura affatto che il credito d’imposta pari al 50% degli oneri sopportati dai Gestori si applichi anche alle carte di debito (pagobancomat), che non sia tassabile e che non sia riscuotibile di fatto prima di maggio del 2020.

Incertezze che non ha, invece, il sistema bancario.

Neanche 48 ore dopo l’approvazione della norma che, fumosamente, ha introdotto il credito d’imposta, Nexi (ex consorzio CartaSì), pressoché monopolista del settore, era pronta a comunicare ai Gestori il raddoppio immediato della “commissione base” (ma fino all’8,80% per le carte business extraeuropee).

Eppure ci eravamo affannati da mesi ad avvertire il MEF che, in assenza di un “tetto” alle commissioni, il sistema bancario avrebbe trovato la maniera di incassare con gli interessi il denaro pubblico messo a disposizione per sanare le iniquità subite dai Gestori in termini di credito d’imposta.

Lo “Stato Pantalone” ancora una volta finisce, nonostante gli sforzi e l’indiscussa buona fede del Viceministro, per favorire i soliti noti.

Abbiamo voluto raccontare, nel dettaglio, questa vicenda affinché sia chiaro a tutti perché abbiamo aperto la nostra pubblicazione dichiarando i nostri NO! NETTI!

E’ ORA DI FINIRLA DI BANCHETTARE sulle spalle dei Gestori che oggi si ritrovano margini dimezzati mentre gli automobilisti -ingannati dalla “comunicazione”- pagano complessivamente lo stesso prezzo di 15 anni fa’ senza manco più ricevere servizio ed assistenza.

E’ ORA DI FINIRLA CON IL BIZANTINISMO DEI MARGINI DIFFERENZIATI: il nostro margine medio/lordo è sceso di circa il 50% al contrario di quello dei fornitori -anche dei più corretti- che nonostante la crisi si sono riposizionati.

E’ ORA DI FINIRLA DI ACCETTARE L’ACCUMULARSI DI NUOVI OBBLIGHI ED ONERI riversati sul settore solo perché “possono” essere scaricati sui Gestori dai veri titolari degli impianti e del business, senza comprendere che in realtà costituiscono un “costo di sistema”.

E’ ORA DI FINIRLA DI AUTOASSOLVERE I PROPRI COMPORTAMENTI IN VIOLAZIONE DELLE LEGGI (vale anche per la Pubblica Amministrazione) solo perché le si ritiene sbagliate o vecchie (sigh!): si abbia l’intelligenza, il coraggio e la responsabilità di assumere l’iniziativa per costruire un diverso, condiviso e più aggiornato piano regolatorio, abbandonando furbizie, scorciatoie e l’arrogante uso della propria (pretesa) forza.

E’ ORA DI FINIRLA di costruire un castello di menzogne (come nelle vicende qui ricostruite) per contrabbandare come una grande operazione, il tentativo di risolvere i propri (privati) problemi in altri segmenti del settore.

E’ ORA DI FINIRLA DI CHIEDERE PULIZIA AD ALTRI, prima di avere fatto questi “mestieri” in casa propria.
Lo imporrebbe un minimo di etica.

Non quella da sventolare nei convegni o nei conversari serali fra addetti ai lavori, ma quella che dovrebbe fornire a ciascuno la bussola per non perdere la rotta, sopraffatti dalla (solo creduta) convenienza del momento.

Riteniamo sia giunto il momento di parlare con chiarezza.

E che il pensiero della nostra Federazione possa risultare evidente a tutti: a chi ci ascolta ritenendoci un suo interlocutore, ma anche a coloro che, invece, ci disprezzano e combattono anche senza il dovuto fair play.

Non viviamo -ancora- in una società governata dal “pensiero unico” e le differenze ed il confronto dialettico possono -ancora- essere considerate un arricchimento. Per quello che ci consente ciò che siamo, per la nostra storia, per il nostro rigore, ci mettiamo a disposizione per riprendere un cammino che possa consentire al settore tutto di uscire dalle pastoie e dai capricci puerili.

Quando le diverse componenti hanno saputo parlare tra loro e arrivare a immaginare regole alle quali assicurare una convinta adesione, ciò ha determinato le condizioni per i momenti più produttivi per il settore e per il Paese.

Se non si vuole essere complici ed assecondare le profezie interessate che danno per morto il settore (ben oltre la distribuzione), il momento delle scelte è arrivato.


Roberto Di Vincenzo

CD Controdistribuzione edizione flash n.3 del 23.3.2018

 


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